Arezzo, 4 settembre 2026 – È diventata assessore tanti anni prima che si aprisse l’ombrello delle quote rosa. È diventata assessore e una figura politica di riferimento, nella terra anni ‘70 di una politica che ancora partiva dal basso. Si è spenta in nottata Paola Vaccari (nella foto), aveva 86 anni e le radici negli studi di un gigante della filosofia come Eugenio Garin.La filosofia l’ha insegnata a lungo alle Magistrali. Cattolica impegnata nel sociale, lo sguardo acuto di chi negli anni fiorentini aveva seguite Ernesto Balducci a Fiesole, la militanza nel vecchio Pci. Una militanza con l’acume di chi raramente dava qualcosa per scontato, di chi rimetteva in discussione qualunque passo, scomoda per questo ma seguitissima. Era sposata, madre di due figli. Alla carica di assessore era salita tra le primissime donne aretine a riuscirci. Era stata lei a lanciare l’esperienza delle circoscrizioni e sempre lei a fondare e presiedere il Centro di Documentazione su «pace, diritti e intercultura», un punto di riferimento locale e nazionale sull’integrazione degli alunni stranieri nelle scuole.
Ed è stata tra le fondatrici di Oxfam Italia, un occhio ai grandi temi e uno al volontariato diretto nella Caritas parrocchiale della Santissima Annunziata. Legatissima al fratello Franco, con lui aveva condiviso da lontano l’esperienza di Rondine. Negli ultimi anni aveva perso quasi completamente la vista ma era sempre presente agli incontri della Cittadella. Con lo sguardo limpido di chi aveva scelto una bussola e l’aveva seguita per tutta la vita. In un’intervista a Segni Concreti aveva lanciato un’esortazione che oggi appare quasi un’eredità morale che consegna ai tanti ragazzi tirati su a pane e filosofia, oggi adulti, e a chi ne ha apprezzato l’impegno civile. «Tenere duro, non perdere fiducia. La perdita di fiducia nell’altro, la diffidenza e la chiusura sono crescenti. In questo, bisogna andare controcorrente»






