Poi è inevitabile parlare del mercato, di chi è arrivato, di chi non ha potuto arrivare e di chi è restato grazie, soprattutto, a lui come Koné: "No, è un merito che mi hanno attribuito ingiustamente. Io fino alla partita di Lecce non avevo sentito nulla su Koné, dopo non ci sarebbe stato più tempo per le trattative. E comunque non ci è mai arrivata una proposta ufficiale. A giugno, pensavo che avessimo risolto i problemi del Fairplay finanziario con i soldi della qualificazione in Champions. Quando abbiamo provato a prendere Greenwood e Summerville, ho capito che non era così. L’estate è stata una tortura, rivedere di continuo le idee di mercato e rinunciare a ragazzi che erano entusiasti di venire alla Roma, per ragioni di monte ingaggio. La proprietà, compatibilmente ai paletti finanziari, ha fatto tutto il possibile. E comunque, il mio rammarico è stato compensato dalla voglia di restare di un gruppo di ragazzi, giovani e meno, che si sono tagliati lo stipendio e hanno messo davanti a tutto l’amore per la maglia e per la piazza: Dybala, Hermoso, Mancini, Cristante, Pellegrini, Lulli… Questo spirito è la nostra forza. Non succede ovunque".