È l’ora della spartizione, ma Chris Wright trova subito l’eufemismo e la chiama “giornata storica nella trasformazione del Venezuela“. Sbarcato ieri a Caracas, il segretario dell’Energia Usa ha coordinato la sottoscrizione di otto accordi strategici e di cooperazione energetica tra Caracas e cinque imprese straniere: Chevron, Eni, GE Vernova, Primavera e Aspect Holding. Gli accordi prevedono diverse concessioni e contratti di partecipazione produttiva in materia di idrocarburi nei settori petrolifero, petrolchimico, gasiero ed elettrico. L’intesa è sottoscritta a Palazzo di Miraflores, nell’ambito della concessione di 17 campi petroliferi per cent’anni agli Stati Uniti, già rivendicata da Donald Trump come il “più grande accordo petrolifero della storia”.

Qualche anno fa, lo stesso salone ha visto sfilare le delegazioni di Pechino che ora, vedendosi allontanate dai pozzi venezuelani, chiedono spiegazioni a Caracas. La Cina, si sa, resta il primo creditore del Paese sudamericano che provava a pagarla con petrolio. Tema spinoso, volutamente ignorato da Wright, che parla di “miliardi di dollari” in entrate per Caracas e assicura l’arrivo di “altre imprese” desiderose di apportare “capitale, opportunità e investimenti”. Ma le ambizioni Usa vanno oltre e puntano a operazioni simili “in tutto il continente americano”. “Questo è il nostro vicinato – rivendica Wright – dall’Argentina al Canada“. Il piano è quello di superare la produzione di “oltre 2 milioni di barili entro la fine del decennio”.