Il primo giorno di scuola a Kiev e altre città del Paese sotto attacco è stato sì l’ennesimo giorno di guerra, ma con una valenza particolare: non c’erano i libri di testo. Gli attacchi russi con droni e missili su obiettivi civili, oltre a uccidere le persone, stanno distruggendo milioni di volumi (la Bbc ha calcolato che siano a oggi almeno dodici). Un terzo dei libri stampati quest’anno sarebbero già andati perduti. Gli editori sono ovviamente in difficoltà e hanno chiesto l’aiuto dei loro colleghi internazionali davanti a quello che sta assumendo sempre più i contorni di un tentativo esplicito di distruggere la cultura ucraina, e in qualche modo la lingua stessa.
Roghi di libri, prelevati dalle biblioteche, si erano già accesi nelle zone occupate dai russi nel 2022, all’inizio della guerra. Poi l’offensiva è continuata. In uno degli ultimi attacchi ad esempio è stata distrutta una tipografia per libri di scuola nei dintorni della capitale, dalla quale sarebbero dovuti uscire 1 milione e 300 mila volumi, il 10 per cento del totale destinato alle scuole per l’anno accademico 2026-’27. E non solo. Il primo agosto due droni russi hanno colpito il centro logistico automatizzato di RNK-Ranok, uno dei principali gruppi editoriali del Paese, provocando un vasto incendio. E’ un piano deliberato? Gli editori ne sono convinti. L’esercito russo ha fatto del resto anche di peggio, seminando il terrore tra i lettori, come nell’attacco al popolare mercatino Pochiana, nel centro della capitale, dove si vendono libri usati. Non ci sono state vittime, ma la minaccia era chiarissima – e i danni ingenti. E’ la conferma di una strategia: secondo la ministra della Cultura Tetyana Berezhna ad oggi sono state bombardate più di 2 mila istituzioni culturali ucraine.










