Il gas torna sotto pressione. Il 1° settembre il prezzo del Ttf europeo ha superato i 70 euro per megawattora per la prima volta dalle prime settimane del conflitto in Iran, mentre in Asia il Gnl ha oltrepassato i 24 dollari per milione di Btu. In entrambi i mercati le quotazioni hanno così raggiunto i livelli più alti degli ultimi cinque mesi e sono ormai più che doppie rispetto a prima del conflitto.

A riaccendere i timori di una nuova crisi energetica sono soprattutto le difficoltà delle forniture dal Golfo Persico. Ma, secondo un’analisi di Coface, tra i maggiori operatori mondiali nell’assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale, un ritorno ai picchi raggiunti durante la crisi energetica del 2022 resta, almeno per ora, uno scenario poco probabile.

Il principale fattore di instabilità resta lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% del commercio mondiale di Gnl. Il Qatar, responsabile di circa il 90% dei volumi di gas liquefatto normalmente movimentati attraverso lo Stretto, continua infatti a mantenere fortemente limitate le esportazioni dopo gli attacchi subiti da due metaniere a luglio e i danni che hanno ridotto l’operatività del polo di Ras Laffan.