| 3 Settembre 2026 14:04 |

2 minuti per la lettura

(Adnkronos) – L’applicazione combinata della norma che vieta i tatuaggi visibili e dell’obbligo di indossare un’uniforme specifica in base al genere è discriminatoria. E’ quanto sostiene l’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea Tamara Ćapeta nelle conclusioni, pubblicate oggi, sul caso di H.G., che “si era iscritta al concorso per diventare agente di polizia nelle forze di polizia italiane” ed è stata tuttavia esclusa “perché aveva un piccolo tatuaggio raffigurante un fiore sul polpaccio sinistro”.

“In Italia, è vietato agli agenti di polizia avere tatuaggi visibili in caso di utilizzo dell’uniforme”, ricorda l’avvocata generale ricordando che mentre H.G. è stata esaminata, “il suo tatuaggio è stato rilevato” e visto che con l’uniforme di cerimonia sarebbe stato visibile “è stata esclusa dal concorso”.

Nelle conclusioni l’avvocata generale Tamara Ćapeta ritiene, informa una nota della Corte di giustizia dell’Unione europea, che la politica di assunzione del caso trattato “costituisca una discriminazione diretta fondata sul sesso, la quale è vietata dal diritto dell’Unione. A suo avviso, l’applicazione combinata di due norme, una che vieta i tatuaggi visibili e l’altra che impone alle donne di indossare gonne in occasione di cerimonie ufficiali, penalizza i candidati di sesso femminile sulla base del loro sesso. Se H.G. fosse un uomo – si osserva – non sarebbe stata esclusa dal concorso per il solo motivo di avere un tatuaggio sulla parte inferiore della gamba. Inoltre, l’avvocata generale ritiene che la discriminazione di cui trattasi non possa essere giustificata dai motivi addotti dal governo italiano”.