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"L'unico responsabile di questa vicenda è Ranucci stesso". Giuseppe Cruciani non usa mezzi termini. Ospite di Bianca Berlinguer a "È sempre Cartabianca", il giornalista radiofonico rovescia la narrazione di Sigfrido Ranucci come vittima di un attacco alla libertà di informazione, nell'ambito del caso dell'attentato dinamitardo e dei suoi rapporti con Valter Lavitola. Cruciani parte da una premessa personale: non prova "alcun affetto" per Ranucci, semplicemente perché non lo conosce, e non nasconde di non essere "appassionato" del suo lavoro d'inchiesta. Quanto alla tesi, cara a Ranucci, di una libertà di informazione "in pericolo" dopo la sua sostituzione alla guida di "Report", Cruciani è netto: "Non credo che la sostituzione di un conduttore [...] possa segnare l'esistenza o meno della libertà di informazione". Per Cruciani il "vittimismo" di Ranucci verso i giornali di destra è "altamente ridicolo", perché si tratterebbe di un metodo praticato dallo stesso conduttore.

Sopralluoghi, soldi e veleni: contraddizioni sull'attentato a Ranucci. Cosa non torna

Il giornalista radiofonico torna sul punto ricordando che Ranucci "aveva una relazione molto stretta con colui che gli ha messo la bomba", una storia che, dice, "ricorda i film all'italiana", la cosiddetta "bomba d'amore". Da qui la conclusione: "Se deve accusare o se deve rimproverare qualcuno delle sue sorti, credo che Ranucci debba rimproverare se stesso". In seconda battuta, aggiunge Cruciani, la responsabilità ricadrebbe su quello che Ranucci "stesso ha definito un suo carissimo amico", contro cui però "non ho sentito delle parole di fuoco fino adesso", né risultano denunce formali. Incalzato da Berlinguer, che gli chiede se il centrodestra non abbia approfittato della vicenda per "tacitare l'unica voce dissenziente" rimasta in Rai, Cruciani risponde citando Peter Gomez: "A Rai 3 per esempio lavora Peter Gomez che è vice direttore del 'Fatto Quotidiano', non mi pare che sia un esemplare" allineato al centrodestra.