Il 17 marzo 1861 il parlamento del neonato Regno d’Italia approva la legge che attribuisce a Vittorio Emanuele II e ai suoi successori il titolo di Re d’Italia. Con una legge del 23 novembre 2012, il parlamento della Repubblica italiana “riconosce il giorno 17 marzo, data della proclamazione in Torino, nell’anno 1861, dell’Unità d’Italia, quale ‘Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera’”.
Non so se la data sia stata scelta così bene. Cioè, a voler essere pignoli, è un po’ strano che una Repubblica scelga di celebrare la nascita del proprio Stato, ricordando l’ascesa al trono di un re. Comunque, a parte questo, è certo che il processo di unificazione sia stato un momento fondamentale nella storia della Penisola, se non altro per un fatto: prima dell’unificazione gran parte della Penisola era amministrata da Stati privi di Costituzione e di istituti rappresentativi; dopo l’unificazione, l’intera Penisola (con l’eccezione delle terre ancora non aggregate al nuovo Stato) ha una Costituzione (lo Statuto Albertino) e un Parlamento. È vero che alla elezione della Camera può partecipare solo una percentuale minima della popolazione (maschi adulti alfabetizzati e ricchissimi): ma è qualcosa. È un passo che – pur con il drammatico contraccolpo novecentesco del fascismo – porterà all’ampliamento progressivo dei diritti di cittadinanza.
