Mentre il presidente Javier Milei continua a difendere la politica economica del suo governo, oggi in Argentina è sempre più comune indebitarsi per riuscire ad arrivare alla fine del mese. Stando agli ultimi dati ufficiali del Banco Central, più di venti milioni di argentini hanno contratto debiti e circa sei milioni si trovano in situazione di morosità. Secondo l’analisi del Centro de Economía Política Argentina (CEPA), il 55% dei sei milioni di morosi ha debiti che sono considerati “irrecuperabili”: non riescono a ripagare la banca, a onorare il saldo mensile della carta di credito o a ripagare le billeteras virtuali, cioè piattaforme finanziarie digitali che, oltre a consentire pagamenti e trasferimenti di denaro, offrono prestiti con alti tassi di interesse. Da quando l’estrema destra è salita al potere nel dicembre 2023, i debiti individuali non pagati sono aumentati dal 4,2% al 17,5% del totale erogato.
La situazione riguarda tutta l’Argentina e colpisce diverse fasce sociali ed età. Stando a uno studio dell’Instituto de Estadísticas y Tendencias Sociales y Económicas (IETSE), realizzato nelle 23 province del Paese e nella città di Buenos Aires, i debiti non sono più associati esclusivamente a spese straordinarie ma sono ormai utilizzati come integrazione di redditi insufficienti, per esempio per acquistare cibo e beni essenziali o pagare l’affitto. L’opposizione al governo sostiene che questa situazione sia una conseguenza delle politiche di austerità e dei tagli alla spesa pubblica. Alcune misure prese dall’esecutivo ultraliberista, come l’eliminazione delle politiche attive sul lavoro e lo smantellamento dello Stato sociale, si sono sommate alla diminuzione del reddito delle famiglie e all’aumento dei costi della vita. Al calo dell’inflazione che si attesta su base annua al 33,8%, rimanendo tuttavia alta rispetto agli standard internazionali, non è seguito un aumento significativo del potere d’acquisto dei salari che, a livello reale, rimangono al di sotto di quanto registrato nel 2023.







