«La fine del regime iraniano è vicina». Ne è convinto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu. «Questo regime è in difficoltà. E' più debole che mai», ha detto parlando a fianco del ministro della Difesa, Israel Katz, e del capo di Stato maggio dell'Idf, Eyal Zamir. «Sono convinto della nostra capacità di eliminare questa minaccia una volta per tutte, cioè di rovesciare questo regime. Questa è la missione centrale che ancora ci attende, ma è vicina», ha assicurato.Intanto l’esercito iraniano afferma di aver colpito sistemi di comunicazione satellitare, depositi di equipaggiamenti e hangar per aerei da combattimento nella base di Ahmad Al-Jaber, in Kuwait, e postazioni di truppe e sistemi radar nella base aerea di Al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti.Teheran ha descritto l'operazione come la 31esima fase di una campagna denominata Saiqa, ovvero Fulmine. L'esercito iraniano ha definito la base di Ahmad Al-Jaber un sito che svolge «un ruolo fondamentale» nel sostegno alle forze statunitensi nella regione e nelle loro operazioni aeree e di ricognizione.

Il Perù rompe le relazioni con l'Iran: “Incita all'escalation in Medio Oriente”

Il Perù ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con l'Iran, accusando Teheran di incitare "alla violenza e all'escalation dei conflitti" in Medio Oriente e di ostacolare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. La decisione è stata annunciata sulle sue reti sociali dal ministro degli Esteri, Carlos Espa, che ha richiamato la "vocazione pacifista" del Paese. Il governo della presidente Keiko Fujimori ha inoltre espresso "profonda preoccupazione" per le restrizioni imposte dall'Iran alla navigazione e per le ripercussioni sul commercio internazionale. Lima ha criticato Teheran anche per l'ostruzione alle verifiche necessarie a prevenire la produzione di armi nucleari e per il "deterioramento della democrazia", citando la repressione delle proteste e le limitazioni delle libertà. Nei giorni scorsi il Cile aveva annunciato la chiusura della propria ambasciata a Teheran per ragioni economiche e di sicurezza, senza tuttavia interrompere i rapporti diplomatici.