Una sofferenza dannata, per arrivare alle finali di Istanbul. Ma a volte notti così servono: a non sentirsi troppo forti, anzi «rigide, nervose, poco lucide» come Julio Velasco descrive le azzurre uscite provate ma vincenti contro la Svezia. In affanno e in ritardo di un set prima del 3-1 finale di fronte a un’avversaria che fa una prestazione «mostruosa», sempre Velasco su Isabelle Haak di cui tutto si credeva di sapere visto che gioca a Conegliano e l’Italia l’aveva incrociata nel girone di Goteborg. «Quando tira delle bombe è un discorso, ma quando fa i pallonetti, allora sì che bisogna difendere» sembra apparentemente remissivo Velasco, ringalluzzito invece dalla conferma di una teoria che sta ripetendo a loop in questi giorni di ritiro europeo. Il problema non è prendere punti dalle giocatrici più forti (43 ne ha fatti la svedese), ma saper organizzarsi appena si crea uno spiraglio: «E questo vale anche per quando incontreremo Boskovic e la sua Serbia, ma anche Vargas e la sua Turchia, o la Polonia che gioca con due opposti». Le fatiche con la Svezia sono state utili ma sono già alle spalle, Velasco con la testa è a Istanbul, alle semifinali di sabato contro la vincente di Polonia-Olanda.