È la prima regione amministrata dal centrodestra ad aver approvato una legge di iniziativa popolare sul fine vita. Mercoledì 2 settembre il Veneto, dopo Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna, ha dato il via libera con 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari al provvedimento che definisce «procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito». Una legge che regolamenta un diritto già sancito dalla sentenza della Corte costituzionale nel 2019.

Lo ha ricordato il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia, da tempo favorevole: alle «proteste e (a)i discorsi sui social», a chi come l’associazione antiscelta Provita&Famiglia lo ha definito «un gravissimo tradimento politico», soprattutto da parte della Lega, l’ex presidente della regione ha risposto che «qualsiasi paziente terminale che ha le quattro caratteristiche – diagnosi infausta, mantenuto in vita da supporto vitali, grave sofferenza fisica e psichica, e libero e cosciente di scegliere – può chiedere alla sua Ulss di valutare la sua situazione per gestire fine vita».

Già due anni fa, quando il Veneto aveva bocciato il precedente testo, con una spaccatura del centro-destra, Zaia aveva detto che toccasse a lui, vorrebbe poter scegliere della propria vita. Dunque, ha aggiunto, questa è «una risposta doverosa a quei pochissimi pazienti che si presentano»: nella regione, dal 2019 ad oggi, sono stati in tutto 31, di cui solo tre hanno avuto l’autorizzazione del comitato etico.