In venti partite nessun arbitro è stato richiamato al monitor. Dietro lo zero nelle on-field review c’è la nuova linea di Daniele Orsato: più responsabilità a chi dirige in campo e intervento della tecnologia soltanto davanti a errori chiari ed evidentiIn venti partite nessun arbitro è stato richiamato al monitor. Dietro lo zero nelle on-field review c’è la nuova linea di Daniele Orsato: più responsabilità a chi dirige in campo e intervento della tecnologia soltanto davanti a errori chiari ed evidentiLa nuova Serie A ha tanti vecchi e nuovi protagonisti: da Malen, già capocannoniere del torneo dopo sole due partite, a Frattesi che ha regalato 6 punti su 6 alla Lazio di Gattuso, passando per i nuovi portoghesi del Milan che, orfani di Leão, si consolano con Amorim e Gonçalo Ramos. In tutto questo, però, i più attenti si saranno accorti di una grande assenza nei primi 180 minuti del torneo: quella del VAR. Venti partite, nessuna on-field review. In quest’avvio della Serie A 2026-27, nessun arbitro è stato ancora chiamato davanti al monitor a bordo campo per rivedere una propria decisione. Un dato che segna una discontinuità evidente rispetto alla passata stagione: dopo due turni del campionato 2025-26 le revisioni erano già state quattro.Il VAR, però, non è stato spento. Durante le partite sono proseguiti normalmente i controlli dalla sala video, i cosiddetti silent check, che permettono di verificare gli episodi senza interrompere a lungo il gioco. Quello che finora è mancato è il passaggio successivo: il VAR non ha mai ritenuto che una decisione presa sul campo contenesse un errore sufficientemente chiaro da richiedere la revisione dell’arbitro. Dietro questo dato c’è soprattutto la linea scelta da Daniele Orsato, da luglio nuovo responsabile della Commissione Arbitri Nazionale di Serie A e B al posto di Gianluca Rocchi. Già prima dell’inizio del campionato l’ex arbitro internazionale aveva indicato una direzione precisa: riportare il direttore di gara al centro della partita e utilizzare il VAR come uno strumento di correzione eccezionale.Il VAR deve correggere un errore, non riarbitrare un episodioIl principio di partenza non è nuovo. Il protocollo dell’IFAB stabilisce da tempo che il VAR debba intervenire davanti a un “clear and obvious error”, cioè un errore chiaro ed evidente, oppure a un episodio grave sfuggito all’arbitro. La sensazione delle ultime stagioni, però, era che questa soglia si fosse progressivamente abbassata, soprattutto nei contatti in area di rigore, trasformando il mezzo tecnologico in una sorta di moviola in campo. Un episodio poteva essere valutato in un modo dall’arbitro e, pochi secondi dopo, essere analizzato fotogramma per fotogramma dalla sala VAR fino a produrre una seconda interpretazione. Con Orsato l’indicazione è opposta: se la decisione presa sul terreno di gioco è tecnicamente sostenibile, anche quando esistono elementi per giudicare diversamente l’episodio, il VAR deve rimanere fuori.Lo stesso Orsato lo aveva anticipato durante il raduno precampionato di Cascia: l’arbitro deve prendere le decisioni e la tecnologia intervenire quando serve davvero. È una linea che segue quella indicata anche a livello europeo da Roberto Rosetti, responsabile degli arbitri UEFA, che durante l’estate aveva criticato l’uso del video per analizzare situazioni “microscopiche”, chiedendo più attenzione al contesto dell’azione. Da qui nasce anche una delle indicazioni ripetute agli arbitri italiani: fischiare i falli, non i semplici contatti. Il calcio resta uno sport di contatto e una collisione tra due giocatori, da sola, non deve automaticamente trasformarsi in un fallo o in un calcio di rigore dopo l’analisi delle immagini.Gli episodi che spiegano la nuova lineaLe prime due giornate hanno già prodotto diversi casi utili per capire il cambiamento. In Genoa-Napoli, sul gol che ha sbloccato la partita, Kevin De Bruyne ha utilizzato il braccio nel duello con Johan Vasquez prima di recuperare il pallone. L’arbitro Marco Di Bello ha visto l’azione e ha giudicato il contatto insufficiente per fermare il gioco. Il VAR ha controllato ma non è intervenuto: secondo la linea arbitrale, si trattava di una valutazione soggettiva e non di un errore evidente da correggere. La stessa interpretazione sarebbe stata condivisa dai vertici della nuova commissione arbitrale, nonostante le polemiche sollevate dal Genoa e dal suo allenatore Daniele De Rossi.Un ragionamento simile è stato applicato in Juventus-Parma, quando Mandela Keita è caduto in area dopo un contatto con Alajbegovic. Le immagini mostrano un contatto tra i due, ma Keita allarga anche la gamba cercando l’impatto con il difensore. L’arbitro Fourneau ha lasciato proseguire e il controllo dalla sala VAR non ha portato a una revisione: ancora una volta mancavano gli estremi del chiaro ed evidente errore. Anche altre situazioni, come l’intervento di Dragusin su Monterisi in Fiorentina-Frosinone, sono rimaste affidate alla valutazione dell’arbitro. La logica è la stessa: un episodio può essere discutibile senza diventare automaticamente un episodio da VAR.Le regole del VAR in realtà sono state ampliateIl paradosso della nuova stagione è che, mentre gli arbitri italiani utilizzano meno il richiamo al monitor, il regolamento internazionale ha in realtà allargato le possibilità di intervento del VAR. Le modifiche IFAB entrate in vigore dal 1° luglio 2026 consentono alla tecnologia di intervenire anche quando un secondo cartellino giallo che provoca un’espulsione è chiaramente sbagliato. È stata inoltre estesa la possibilità di correggere alcuni casi di scambio di persona e, nelle competizioni che adottano questa opzione, un calcio d’angolo assegnato in maniera manifestamente errata può essere corretto immediatamente, purché la verifica non rallenti la ripresa del gioco.La riduzione delle on-field review vista in Serie A deriva quindi soprattutto dall’interpretazione del protocollo, più che da una limitazione tecnologica. Il VAR dispone persino di qualche possibilità in più rispetto alla scorsa stagione, ma viene invitato a intervenire meno sulle decisioni soggettive.Più responsabilità agli arbitriLa conseguenza più evidente è il ritorno di una maggiore responsabilità per chi dirige la partita. Se un arbitro vede chiaramente un contatto e lo considera regolare, il VAR non deve cercare nelle immagini un’inquadratura che permetta di ribaltare quella scelta. Per modificarla deve emergere qualcosa che renda la decisione iniziale difficilmente difendibile. È anche un tentativo di ridurre le interruzioni e aumentare la continuità delle partite. Nella prima giornata il tempo effettivo medio è salito a 58 minuti e 17 secondi, rispetto ai 54 minuti e 20 secondi registrati nello stesso turno della stagione precedente. Il dato dipende anche dalle altre nuove norme introdotte per limitare le perdite di tempo, ma la diminuzione delle lunghe revisioni video contribuisce alla stessa direzione.Dopo appena due giornate è presto per capire quanto questa linea riuscirà a resistere agli episodi più complessi. Le polemiche, come dimostra Genoa-Napoli, non sono scomparse insieme alle on-field review. È cambiata invece la domanda che il VAR deve porsi: non più quale sia la decisione migliore osservando decine di replay, ma se quella presa dall’arbitro sul campo sia chiaramente sbagliata. Finora, in venti partite, la risposta è sempre stata no.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Se non ve ne foste accorti il VAR è sparito dalla Serie A nelle prime due giornate, ma c’è un motivo
In venti partite nessun arbitro è stato richiamato al monitor. Dietro lo zero nelle on-field review c’è la nuova linea di Daniele Orsato: più responsabilità a c






