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di Prof. Gelsomino Maria Infrattatj Bassotti di Capalbio
Testo giunto a Il Tempo tramite Simone Baldelli, già vicepresidente della Camera
Car* compagn*, le parole pronunciate dall'ottimo Bonaccini sui cafoni poveri e ignoranti delle periferie che tendono a votare le destre sono per noi un monito e un invito all’azione. Proprio noi, illuminati protagonisti di una sinistra progressista, moderna, colta, resiliente e inclusiva, che dall'oblò delle proprie barche si affaccia con responsabilità verso il futuro, in un momento come questo non possiamo certo lasciarci abbattere dal solito traumatico rientro da Capalbio. Dobbiamo, invece, essere pronti ad affrontare nuove difficili sfide, forse perfino più ardue di un aperitivo in terrazza ad ottobre per discutere del Si o No alle primarie del campo largo o della scelta di un figurante che faccia finta di candidarsi a premier per il centrosinistra.
Ci sono temi con cui, senza se e senza ma, dobbiamo fare i conti e che non si affrontano solo omettendo di citare nelle uscite pubbliche e nelle interviste i nostri secondi o terzi cognomi. Non mi riferisco soltanto alla grande battaglia femminista contro la bici da uomo che, con la sua «canna», ancora oggi si erge a simbolo di un patriarcato fallocrate e sessista, o alla lotta paritaria per far indossare anche al maschio adulto bianco e privilegiato il reggiseno del costume sulle nostre spiagge. Questa è la nostra frontiera dei diritti civili da cui non si indietreggia di un passo, ma oggi forse non basta più. Penso ad un salto di qualità: nel 2026 è giunto ormai il momento di chiederci davvero se ci sia una qualche forma di vita al di fuori delle ZTL. Un modo comodo per scoprirlo, e la comodità per fortuna nel campo progressista è ancora un valore costitutivo, può essere quello di riallacciare una dialogo interclassista con i lavoratori a noi più prossimi e affezionati: il personale di servizio nelle nostre case, i nostri cari «operai domestici».








