Dopo Palmiro Togliatti, l’italiano più popolare in Urss è stato senz’altro lo scrittore, giornalista, militante Gianni Rodari. Un nome che in queste ore è tornato a far capolino con le dichiarazioni della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova in merito alla nomina dell’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov a consulente del ministero della Difesa italiano. La portavoce durante un briefing, ha detto: “Se Gianni Rodari fosse vivo penso che scriverebbe una favola satirica su questo, ma non sono sicura che sarebbe più divertente della storia vera”. Una citazione che sarà ben compresa in Unione Sovietica grazie alla fama che aveva avuto il romanzo “Cipollino” scritto dal maestro nel 1951 e tradotto in ventitré lingue diverse.

Il primo Paese in cui Cipollino, eroe e al tempo stesso anti-eroe rodariano per eccellenza, iniziò ad affermarsi, infatti, non fu l’Italia, bensì l’Unione Sovietica e in piena Guerra Fredda. E’ la storia di una piccola cipolla nata da una famiglia povera in una baracchetta di legno che olezza di povertà ma che non resta indifferente di fronte alle leggi oppressive e classiste che piagano la società vegetale. Il racconto è ambientato in una città abitata da vegetali o di frutti antropomorfi dove regole insensate opprimono la popolazione che, guidata da Cipollino, si ribella alle ingiustizie subite da parte del Principe Limone e dell’aristocrazia locale. Un rapporto, quello con l’Unione Sovietica, nato quando Rodari, al seguito di una delegazione ufficiale, si recò per la prima volta in Unione Sovietica nel 1951. In quello stesso anno, usciva per la rivista “Il Pioniere” il libro “Le avventure di Cipollino” che di lì a poco iniziò ad essere noto come Чиполлино.