Da oltre quarant’anni osservo l’Intelligenza Artificiale trasformarsi sotto i miei occhi: da promessa di laboratorio a infrastruttura silenziosa delle nostre decisioni quotidiane. In questi decenni ho imparato a diffidare delle definizioni troppo strette. Oggi, di fronte allo schema di decreto legislativo che adegua il nostro ordinamento al Regolamento europeo sull’IA, sento il bisogno di proporre una chiave di lettura che vada oltre l’inquadramento tecnologico e giuridico, per quanto necessario esso sia.La tesi che ho portato in audizione alla Camera dei Deputati è semplice da enunciare e impegnativa da accogliere fino in fondo: l’Intelligenza Artificiale non è soltanto una tecnologia da regolare, è una nuova disciplina della conoscenza. Come la scrittura ha esteso la memoria dell’umanità permettendole di conservare e trasmettere il sapere oltre i limiti della mente individuale, come la matematica ha reso possibile formalizzare il pensiero e renderlo condivisibile, come l’informatica ha trasformato il trattamento dell’informazione su scala planetaria, così i sistemi di intelligenza artificiale introducono oggi nuovi strumenti per costruire, verificare e distribuire la conoscenza stessa.Indice degli argomenti