Roma, 1 settembre 2026 – Per quasi sei anni Dario Franceschini ha continuato a fare politica convivendo con il Parkinson. Telefonate, incontri, riunioni. La diagnosi è arrivata nel novembre del 2020. Ora l’ex ministro della Cultura ha deciso di confidarsi: "Una botta tremenda, il Parkinson ti accompagna per sempre", racconta in un’intervista al Corriere della Sera, senza trasformare la malattia in un congedo. È stato il collega Graziano Delrio, medico, a esortarlo a farsi visitare, vedendolo trascinare i piedi. "Non isolatevi, continuate a vivere", è il messaggio rivolto ai malati. "È fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare". Una presenza che i colleghi raccolgono.

Matteo Renzi lo definisce "il parlamentare più lucido di tutti": "Sarà sempre a dare le carte". Alla vicinanza e al plauso del Pd – da Chiara Braga a Enrico Letta – per il gesto di "coraggio e dignità" si affiancano le storie personali degli avversari. Giuseppe Conte – che pochi mesi fa ha affrontato un’operazione – lo ringrazia per una "lezione di coraggio, dignità e forza": prima dei ruoli viene "l’uomo, con le sue piccole e grandi fragilità". Roberto Calderoli riavvolge il nastro al 2013, quando rese pubblico il suo tumore: "Parlarne in pubblico aiuta ad accendere un faro mediatico sulla ricerca" e può dare forza, osserva il ministro leghista, a chi affronta la stessa battaglia. Cita anche il senatore dem Franco Mirabelli, che ha raccontato la convivenza con la Sla. Dario Franceschini nel 2009 quando era segretario del Pd (Ansa)