USAIn quindici anni, il ceo uscente ha collezionato numeri straordinari. Adesso passa la mano a John Ternus, un ingegnereIl 24 agosto del 2011, quando Tim Cook prende la guida di Apple, sul gigante di Cupertino aleggiano nubi dense di paure. Paure per la salute del suo fondatore, Steve Jobs, che infatti morirà circa 6 settimane più tardi per un cancro al pancreas. Fino a quel momento, Jobs era stato tutto, in Apple. Fondatore e visionario, uomo immagine e innovatore. Tanto che una sua successione sembra un grande punto interrogativo.Domande di approfondimento generate da 24Ore AIOggi, 15 anni dopo, a lasciare è invece proprio Tim Cook (la guida di Apple passa a John Ternus). Ma i numeri del passaggio di consegne raccontano una storia che nemmeno i più ottimisti si aspettavano.Quando Cook subentra a Jobs (in senso formale, dato che aveva già guidato l’azienda di fatto in tre occasioni, durante i congedi medici di Jobs: nel 2004, nel 2009 e da gennaio 2011 in poi) Apple vale poco meno di 350 miliardi di dollari. In quindici anni la capitalizzazione è cresciuta di circa dieci volte, e aleggia attorno ai 4500 miliardi di dollari.Il fatturato segue la stessa curva. Nell’esercizio 2011 Apple aveva ricavi per 108 miliardi di dollari; nel 2025 sono stati 416 miliardi. Il dato che circola di più in questi giorni tra gli analisti è anche un altro, ed è più eloquente: nel trimestre chiuso a giugno la società ha incassato 109,4 miliardi, cioè più di quanto avesse fatturato in tutto l’anno in cui Cook è diventato amministratore delegato.Chiaramente, al di là dei numeri, il quindicennio di Cook è costellato anche di innovazioni interessanti e di insuccessi. Ad esempio la scommessa Vision Pro, che non ha funzionato, e che resta il caso più visibile di un passaggio a vuoto. Ma c’è anche il capitolo intelligenza artificiale, dove Apple arriva tardi e arriva appoggiandosi ad altri. Invece di sviluppare modelli propri, la società di Cupertino si approccia all’AI in modo attendista, e investe poco più di 10 miliardi (contro le centinaia dei competitor). In tutto questo, le ultime settimane di Cook sono servite a sgombrare il campo dai dubbi, dato che Apple ha tagliato posti di lavoro nelle divisioni AI e software e ha alzato i prezzi degli abbonamenti Apple TV e Apple One negli Stati Uniti, decisioni impopolari ma strategiche.