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Negli ultimi due anni in Argentina è notevolmente aumentato il numero di merci contraffatte o di contrabbando in circolazione. Vestiti, scarpe, alcolici, cibo, sigarette e prodotti elettronici – in particolare telefoni cellulari – sono immessi sul mercato locale aggirando i canali legali di importazione. Succedeva già in passato, ma le dimensioni del fenomeno sono molto cresciute come risultato delle politiche economiche del presidente ultraliberista Javier Milei.

Milei ha sostenuto la moneta locale, il peso, rendendo più conveniente comprare all’estero, e ha eliminato molta burocrazia e molti controlli sulle importazioni, con l’obiettivo di rendere l’economia più aperta al commercio internazionale. Questo ha reso più facile la vita dei contrabbandieri, al punto che molti produttori locali fanno fatica a reggere la concorrenza illegale e alcuni sono stati costretti a chiudere. Il governo però non sembra essere preoccupato.

Il mercato di San Telmo a Buenos Aires, il 13 maggio 2026 (Sarah Pabst/Bloomberg)

Secondo la società di consulenza MAP nel 2025 l’Argentina ha perso una cifra corrispondente a due miliardi di euro in imposte doganali non pagate, pari allo 0,3 per cento del PIL del paese. La Camera di commercio argentina stima che il 40 per cento delle birre e il 30 per cento degli pneumatici venduti nel paese siano di contrabbando e la quota di telefoni cellulari importati illegalmente è salita dal 7 per cento del 2023 a un terzo oggi.