Martedì 1° settembre l’azienda cinese di moda a basso prezzo Shein si quoterà in borsa a Hong Kong, con l’obiettivo di raccogliere almeno 1,7 miliardi di dollari dalla vendita di una parte delle sue azioni. La quotazione porterà il valore complessivo del gruppo a circa 26,5 miliardi di dollari: una cifra molto inferiore rispetto alla valutazione che aveva ricevuto nel 2022, di quasi quattro volte tanto. Ma all’epoca era il principale rivenditore di abbigliamento negli Stati Uniti, conosciuto e apprezzato da una parte dei consumatori per i prezzi stracciati e l’ampissima offerta.

Shein aveva raggiunto quel risultato grazie alla forte crescita dell’e-commerce durante la pandemia e all’applicazione di strategie di marketing molto aggressive, che avevano grandemente aumentato la visibilità del marchio sui social network. Negli ultimi quattro anni però la sua reputazione è grandemente peggiorata, e la sua valutazione si è ridotta di conseguenza.

Nel corso degli ultimi anni, parallelamente all’espansione di Shein, si sono diffuse le ostilità nei suoi confronti, dovute in buona parte alle crescenti consapevolezze sull’enorme impatto ambientale della cosiddetta “fast fashion”, ma anche ad altre ragioni. Nel tempo infatti sono emerse informazioni sulle pessime condizioni di lavoro dei dipendenti nelle aziende fornitrici, compresa la presenza di manodopera minorile nella sua filiera, e sono state scoperte varie pratiche commerciali ingannevoli utilizzate nella promozione dei prodotti.