di

Salvatore Riggio

Se l’Al-Shabab prova a tentarlo per farlo restare in Saudi Pro League, nell’animo del campione francese a farsi strada è soprattutto l’idea di dire basta

Quando il sipario sta per calare sul palcoscenico più importante, il silenzio che precede l’ultimo atto ha un rumore quasi assordante. Karim Benzema, il centravanti che per oltre tre lustri ha ridefinito il concetto stesso di attaccante moderno, si trova a un passo da quel baratro nostalgico che ogni leggenda prima o poi deve affrontare: il ritiro. La sua storia non è mai stata una linea retta, bensì un affascinante romanzo fatto di classe pura, trionfi leggendari e profonde ombre. I numeri raccontano solo una parte dell’epopea: 90 reti scolpite nella storia della Champions League e 14 stagioni vissute da re al Real Madrid, culminate con la consacrazione assoluta del Pallone d’Oro nel 2022.

Benzema non è stato solo un finalizzatore spietato, ma un regista d’attacco, un artista capace di far brillare chiunque gli giocasse accanto. Oggi, però, la favola sembra giunta ai titoli di coda. La parentesi con l’Al-Hilal si è chiusa dopo appena sei mesi: una risoluzione consensuale che ha separato le strade del francese e del tecnico Simone Inzaghi, proprio mentre il club saudita voltava pagina ingaggiando Watkins e trattando Martinelli. Un addio rapido, quasi sbrigativo, che lascia il bomber di Lione di fronte a un bivio decisivo. Se l’Al-Shabab prova a tentarlo per farlo restare in Saudi Pro League, nell’animo di Benzema farsi strada è soprattutto l’idea di dire basta. A quasi 39 anni (li compirà a dicembre), il corpo chiede tregua e l’orgoglio di chi ha vinto tutto suggerisce che non ha più senso inseguire residui di gloria. La sua carriera resta un mosaico straordinario, impreziosito da cinque Champions League e una Nations League con la Francia, ma irrimediabilmente segnato anche dalle cicatrici fuori dal campo.