Il richiamo a Mosca dell’ambasciatore Andrey Kelin ha riaperto il dossier sulla presenza russa nel Regno Unito. Secondo un’inchiesta di The i Paper, la riduzione dei canali diplomatici non avrebbe inciso sul lavoro degli apparati d’intelligence che operano sotto copertura diplomatica. Un’attività che Londra prova da anni a contenere, tra espulsioni, sanzioni e il crescente ricorso di Mosca a intermediari e proxy

L’ambasciatore non c’è più, almeno per il momento. La struttura che gli apparati britannici osservano da anni, invece, resta al suo posto. È questa la distinzione attorno a cui ruota un’inchiesta pubblicata da The i Paper il 28 agosto, firmata da Lizzie Dearden, sulla funzione dell’ambasciata russa di Londra nell’architettura dell’intelligence di Mosca nel Regno Unito.

Andrey Kelin, ambasciatore russo dal 2019, ha concluso la sua missione il 21 luglio e non è ancora stato sostituito. La rappresentanza è affidata al chargé d’affaires Vasily Tsyganov. Mosca ha escluso che la scelta preluda a un abbassamento formale del livello delle relazioni diplomatiche. Ma il passaggio cade in una fase in cui i rapporti tra Londra e il Cremlino sono già ridotti ai minimi termini e il governo britannico considera la Russia la minaccia statale più immediata alla propria sicurezza nazionale.