Jan Patocka, filosofo ceco dissidente (+ 13-03-1977, Praga), parlava di “solidarietà dei perduti” (Frédéric Boyer in Se scompariremo…, La Croix, 12-03-2022). Aveva ragione, da tre settimane non c’è più l’Ucraina invasa e sventrata, abitanti inclusi. Tutti siamo perduti da quando Putin successe Yeltsin (2012). Esperto solo di KGB, unica sua famiglia, scuola di odio e sospetto, di anaffettività e paranoia. Egli è orfano di empatia. Manipolatore, usa la bugia come sistema e si nutre del mito della forza personale (arti marziali che ostenta) e di quella militare come potenza imperiale russa.
Putin era a Berlino quando cadde il ‘muro’ e attese i manifestanti, pistola in pugno, arso dal desiderio di vendetta in nome della Madre Russia: per lui il colpevole era l’Occidente. Egli sogna il ritorno allo splendore imperiale zarista che include lo sfacelo dell’Urss comunista che dalla Rivoluzione del 1917 annesse gli Stati adiacenti. La Grande guerra vinta da Stalin contro Hitler fu il fondamento dell’impero sovietico, ora evaporato al suolo. Su queste macerie, nel 1991, il Parlamento ucraino emise la dichiarazione di sovranità, dando vita all’Ucraina di oggi, Stato riconosciuto da Russia e dagli Stati accreditati.
