Catania città resta senza il volley maschile di vertice. L’A2 è tornata a Palmi, in Serie B non ci sono club cittadini. In provincia ne resistono tre: il Papiro Fiumefreddo, l’Aquila Bronte e la Ciclope Bronte che prendono parte al campionato di Terza Serie.
Un regresso che si spiega con le difficoltà economiche nel portare avanti l’attività in modo continuo, con la mancanza di progetti duraturi che nel femminile, invece, esistono. Basti citare la scalata del Volley Valley in B1, la passione di Ina Baldi e della sua Teams Volley in B2, l’Alus Mascalucia e la Ciclope Bronte nella stessa Serie.
La Sicilia, in generale, ha perso pezzi negli ultimi anni. In A3 maschile resiste lo storico Modica, nel femminile l’A2 del Messina si sta consolidando. Ma Catania sprofonda. Ha tentato Luigi Pulvirenti portando fino alla SuperLega la Saturnia, passando anche attraverso il titolo rilevato dopo la promozione in A2 conquistata sul campo. Ma dietro questo tentativo poi tramontato s’è costruito ben poco. Tanti giovani talenti vanno via da qui per tentare carriere più o meno solide perché i grandi club ancora “pescano” dall’isola i giovani più interessanti.
Sarebbe davvero fuori luogo rievocare i cicli della Paoletti e quelli della Pallavolo Catania di Pippo Consoli. Sono passati tanti, troppi anni. Il movimento s’è fermato. Inceppato in modo pericoloso per carenza di soldi, sponsor, finanziamenti, per la mancanza di settori giovanili che fanno attività di base ovunque, ma che producono pochi elementi capaci di rimanere alla base e tutti in un solo club.







