Como e Inter in sei giorni. Subito si alza il livello degli avversari per il Napoli, che poi il 9 settembre giocherà la prima partita di Champions League contro l’Arsenal vice campione d’Europa. L'esordio a Genova, al netto delle sofferenze vissute nella prima mezz'ora, è andato bene. Ma oggi contro il Como al Maradona e tra una settimana contro i campioni d’Italia al Meazza serve una squadra compatta, aggressiva, senza pause e distrazioni. «Occorre fare una gara con buona tecnica, intelligenza e pazienza» ha avvisato Allegri. Una gara da vero Napoli. Che è quello della scorsa stagione perché il mercato ha portato due riserve: Favasuli acquistato dal Catanzaro e Badiashile prestato dal Chelsea.

Fortemente improbabili rinforzi entro martedì, ultimo giorno per gli affari d’estate. Lo sviluppo della stagione dirà se questa decisione, condizionata dalla mancata partenza di Lang, sia stata giusta ma sarebbe stato opportuno mettere qualcosa in più di due riserve a disposizione di Allegri che aspira a trovarsi in primavera impegnato sui tre fronti. Anche ieri il tecnico ha professato ottimismo e confermato la fiducia nel gruppo, forte e bene allenato, ricevuto da Conte. «Sono contento della rosa che ho e non ha senso andare a mettere giocatori che non migliorano il livello tecnico già alto». È il suo stile. Nessuna lamentela, mai ultimatum alla società e sempre testa alta per puntare al più importante degli obiettivi. È nella natura di un tecnico che ha vinto sei scudetti ed è arrivato in una piazza che dopo i tormenti post-Maradona ne ha vinti due in tre stagioni attraverso un progetto che è ritenuto un modello da imitare per Fabregas. Il suo Como è avversario tosto, tra i peggiori affrontati nel biennio di Conte: per gli azzurri una sola vittoria in cinque gare. La ricchissima famiglia indonesiana Hartono anche quest'anno non ha risparmiato spese, quasi tutte sul mercato estero: quasi 130 milioni in attesa dell’esito della trattativa per l’attaccante della Nazionale Kean. Fabregas è visto in contrapposizione ad Allegri sotto il profilo tecnico e tattico: può venire fuori un bel confronto al Maradona. L'investimento di De Laurentiis è stato non sui giocatori ma sull'allenatore. Era stato così due anni fa anche con Conte, il cui progetto però è stato vincente anche in virtù dei tanti acquisti. Ad Allegri è stata consegnata una squadra ritenuta di valore e migliorabile in alcuni suoi elementi. Da chi è stato in ombra come Lang (il Galatasaray non ha puntato su di lui, che aveva vinto in primavera il campionato turco in quel club, ma su Leao) e Lucca a chi può crescere a suon di gol come Hojlund, che Max vuole più efficace al tiro perché non si può sempre puntare sul colpo di genio di De Bruyne, Vergara e McTominay. Fare nuovamente sedere De Bruyne e Vergara, decisivi a Genova, in panchina non deve essere facile. Ma i cinque cambi - lo ha sottolineato il fantasista (va bene definirlo così?) nella intervista al Mattino - fanno la differenza in una gara e anche in una stagione. La rotazione è una sana gestione delle forze ed è possibile se lo spogliatoio viene interamente coinvolto nel progetto. Da qui l'apertura a Lang e Lucca: un segnale sono stati i loro spezzoni in casa del Genoa, dove il merito del Napoli per taluni sembrerebbe passato in secondo piano rispetto alla decisione dell'arbitro Di Bello di convalidare il gol di De Bruyne. Le nuove indicazioni del designatore Orsato su rigorini e falletti sono chiare e le ha ricordate il presidente della Lega serie A Simonelli, dunque discorso chiuso. È auspicabile che non vi siano strascichi di alcun genere come è invece accaduto un anno fa dopo le proteste di Marotta per il rigore contro l'Inter a Fuorigrotta. Le sfide con il Como e l’Inter e quella con l’Arsenal sono importanti per le classifiche e per dissipare le perplessità della tifoseria che ha visto gli altri club di prima fascia investire molto di più. La platea azzurra era stata informata che non si sarebbero ripetute le recenti spese eppure è stata rinnovata la fiducia di 25mila abbonati e gli spalti del Maradona presenteranno oggi pomeriggio il solito magnifico colpo d’occhio. Sono segnali che Allegri, uscito tre mesi fa dal Meazza tra i fischi per l'esclusione del Milan dalla Champions, non può che apprezzare tornando a indossare l’azzurro a Fuorigrotta a 28 anni dall’ultima gara da calciatore del Napoli. È un elemento di forza per il suo progetto, come lo è stato per Spalletti e Conte, da unire al consenso dei calciatori per il rapporto creato con lo spogliatoio, più aperto rispetto al predecessore. Ma è il lavoro che porta al successo, Max lo ha ricordato in questi giorni: «Dobbiamo essere seri, professionali e responsabili». Da Conte ad Allegri è la stessa regola vincente.