«Non sono un tecnico, ho scoperto l’intelligenza artificiale recentemente e mi ha lasciato allibito perché parlare con questa persona anonima che sembra una persona viva e che ti risponde mi ha veramente lasciato molto sorpreso». Lo ha detto questa mattina a Oria, in provincia di Brindisi, il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin incontrando la stampa. «Per la Chiesa, vale il discorso di sempre di fronte al progresso e di fronte alle nuove scoperte che soprattutto in questi ultimi decenni sono state rapidissime. L’umanità ha sempre camminato, ma prima ci voleva molto tempo, adesso tutto è diventato velocissimo».

Tecnologia ambivalente

«Di per sé - ha spiegato Parolin - sono cose buone, anche l’intelligenza artificiale mi dicono che per esempio aiuta a sintetizzare documenti che avrebbero dovrebbero altrimenti prendere mesi e mesi per poterli leggere. E però sono anche ambivalenti, presentano - ha riferito - sempre dei limiti, che devono essere tenuti presenti e che devono essere ovviati proprio sulla linea di quanto dice il Papa nella “Magnifica humanitas”: cioè preservare l’umano, che siano a servizio degli uomini, che siano a servizio dell’umanità, del bene, dello sviluppo dell’umanità e che non sia invece usati per altri scopi a cominciare dal profitto. Purtroppo - ha concluso Parolin - tante volte anche queste cose vengono utilizzate soltanto per guadagnare di più e non invece per favorire e aiutare le persone».