Fiorella Zabatta, assessore regionale alla Protezione civile, qual è oggi la situazione nei Campi Flegrei e qual è l’emergenza più urgente? «La criticità principale resta quella degli sfollati e quindi dell’emergenza abitativa: trovare una sistemazione per tutte le persone che sono rimaste, anche momentaneamente, senza casa. Siamo arrivati a circa 4mila sfollati, un numero che potrebbe non essere definitivo. Questa è la priorità, la questione più importante dal primo momento e continua a esserlo».
La Regione ha garantito il contributo di autonoma sistemazione e l’accoglienza negli alberghi. Cosa deve accadere perché gli sfollati possano rientrare nelle proprie abitazioni? «Bisogna innanzitutto distinguere le diverse situazioni emerse dalle schede di agibilità. In alcuni casi si può consentire il rientro immediato dopo le verifiche, mentre in altri casi sono necessari piccoli lavori di ristrutturazione. Stiamo valutando come Regione anche come supportare i cittadini nella realizzazione di questi interventi. Poi ci sono le altre situazioni, che vanno valutate caso per caso. Le più delicate sono le schede E. Considerato che una parte importante dell’edilizia residenziale è pubblica, sia comunale sia regionale, stiamo valutando se convenga abbattere e ricostruire oppure intervenire per mettere gli edifici in sicurezza. Dobbiamo farlo dialogando con i cittadini e con i condomini e con tempi rapidi, perché ci rendiamo conto che le persone sono spaventate soprattutto dall’incertezza». Con la riapertura delle scuole torna centrale il tema della sicurezza. Qual è la situazione degli istituti nella zona rossa? «Le scuole riapriranno a regime il 15 settembre e accoglieranno gli studenti. Alcuni istituti dovranno fare doppi turni perché i lavori di ristrutturazione richiedono più tempo, ma si tratta di poche scuole della Città metropolitana e sarà una soluzione temporanea. C’è un’accelerazione importante sui lavori e stiamo facendo uno sprint per arrivare alla riapertura nelle migliori condizioni possibili». Sul piano politico si discute di legge speciale e stato di emergenza. Perché la Regione spinge per la prima delle due opzioni? «È il punto più importante. Manca una legge strutturale per un territorio nel quale il bradisismo non può essere considerato un’emergenza come un’alluvione: un fenomeno improvviso che dopo sei mesi o un anno finisce. Qui siamo di fronte a una condizione perenne e va affrontata come tale. Non possiamo ripartire da zero ogni volta e aspettare un decreto. Dobbiamo prevedere un sistema nel quale sappiamo già come agire al prossimo evento bradisismico, che purtroppo ci sarà. In questo modo saremo a tre quarti del percorso e non a metà. Ognuno deve sapere immediatamente cosa fare». Quindi la legge dovrebbe occuparsi anche della messa in sicurezza degli edifici? «Assolutamente sì. Abbiamo visto che dove è stato fatto l’adeguamento sismico le case hanno retto. Dobbiamo garantire questa possibilità a tutti quelli che vogliono rimanere sul territorio. C’è chi legittimamente vuole spostare la propria vita altrove, ma c’è anche chi vuole continuare a vivere nei Campi Flegrei, sapendo che prima o poi arriverà un’altra scossa. Se la casa regge, ci sarà sicuramente paura, ma poi la vita può andare avanti». La Regione ha stanziato risorse proprie e il Consiglio regionale ha approvato nuovi fondi. Sono sufficienti? «La Regione Campania, di concerto con tutte le istituzioni, nazionali e locali, è pronta a fronteggiare qualsiasi ulteriore esigenza. Voglio ricordare che è stato aggiunto un milione di euro per il turismo e 500mila euro per la riparazione delle perdite idriche. All’indomani del sisma avevamo circa 30mila abitanti senza acqua nelle proprie case. Abbiamo messo in campo i tecnici di Gori e quelli regionali e chiesto al Comune di Pozzuoli di procedere con le riparazioni. Con una procedura di somma urgenza abbiamo messo immediatamente a disposizione 500mila euro. Complessivamente, quindi, abbiamo già messo a disposizione 2 milioni e 500mila euro».







