È morto a 92 anni Franco Fontana, fotografo italiano tra i più importanti del secondo Novecento. Nato a Modena nel 1933, alla sua città è rimasto legato per tutta la vita, nonostante una carriera costruita tra mostre, viaggi e riconoscimenti internazionali.

Gli inizi nei primi anni Sessanta, quasi per passione. Poi quella passione diventa un mestiere e, soprattutto, un linguaggio preciso. Mentre gran parte della fotografia d’autore continua a guardare al bianco e nero come alla scelta più “nobile”, lui fa del colore il centro del proprio lavoro. Non un semplice elemento decorativo, ma parte essenziale del modo di vedere il mondo. “Quando ho iniziato, eravamo in pochissimi a lavorare con il colore. Può piacere o non piacere, ma è la mia identità”, aveva raccontato.

Il paesaggio trasformato in forme e colore

Le sue immagini sono diventate famose proprio per questo: campi, strade, muri, cieli e città ridotti a forme essenziali, quasi scomposti in geometrie e contrasti cromatici. Fontana non cercava di riprodurre fedelmente ciò che aveva davanti: quelle inquadrature molto strette, che lui stesso definiva con ironia “tagli scellerati”, finivano spesso per togliere al paesaggio il suo aspetto più realistico e renderlo quasi astratto.