Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenuti«Il voto alla destra viene da chi ha studiato poco, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città e di chi sta peggio economicamente». «Noi non chiediamo titoli di studio, ascoltiamo gli italiani».Il botta e risposta tra il presidente del consiglio Giorgia Meloni e il presidente del Pd, Stefano Bonaccini, ha acceso una vivace polemica politica fra i vari esponenti di partito evidentemente toccati sul vivo. «In una illuminata lezione, Stefano Bonaccini, presidente del Partito democratico, ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L'abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare. Forse Bonaccini dovrebbe prendere in considerazione un'ipotesi più semplice: quegli italiani, indipendentemente dalle scuole che hanno frequentato, hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra», ha scritto su Facebook Meloni, postando un video di Bonaccini. «Io dicevo che negli ultimi dieci anni in Occidente ogni volta che si è votato e spesso ha vinto la destra, vale dal primo e secondo Trump alla Brexit, il voto alla Le Pen, quello alla destra in Italia, la destra ha preso un voto non di tutti, ovviamente, ma maggioritario se scorporiamo coloro che hanno un po' meno titoli di studio, più della sinistra. Un voto maggioritario tra chi sta peggio economicamente e un voto maggioritario tra chi vive nelle aree interne, nelle campagne o nelle periferie della città. Questo è accaduto scorporando il voto. Ci sono le analisi, gli studi, ovunque, il che non vuol dire che non ci siano plurilaureati che votano la Lega, Fratelli d'Italia, Vannacci. Ma io l'ho detto come problema per la sinistra, perché la sinistra che ha perso spesso le elezioni in tanti Paesi europei o negli Stati Uniti o quando ci fu il voto della Brexit dovrebbe saper rappresentare di più e meglio coloro che sono magari più in difficoltà economicamente o che hanno nella vita magari avuto meno opportunità per avere titoli di studi più elevati. Ed è per dire che serve una sinistra più popolare», ha spiegato su La7 Bonaccini. Tuttavia, una spiegazione che ha gettato altra benzina sul fuoco. «Compagno Bonaccini, meglio ignoranti che arroganti come voi», ha scritto il ministro Tommaso Foti. «In un Paese alle prese con il caro vita, salari che non tengono il passo dell'inflazione, famiglie in difficoltà e un contesto internazionale segnato da guerre e instabilità, colpisce che la Presidente del Consiglio trovi tempo ed energie per costruire una polemica sulle parole di Bonaccini», ha replicato la vicepresidente dei deputati del Pd Simona Bonafè. «In un noto racconto di Anatole France, una fanciulla, vedendo l'immensa biblioteca di Sylvestre Bonnard, esclama: “Ma li ha letti tutti, professore?”; “Purtroppo sì”, risponde l'anziano accademico. “Perchè purtroppo?”, chiede la ragazza. “Perchè dicono tutti cose opposte, e se prima avevo le idee chiare oggi le ho confuse”. Bonaccini, che evidentemente al contrario di noi è istruitissimo e ha letto molto, ha le idee più confuse che mai», ha ironizzato il ministro della Giustizia Carlo Nordio. «Rispettare gli avversari è la regola prima per un politico che voglia essere riconosciuto. È una regola a cui anche Meloni dovrebbe attenersi», ha bacchettato il premier, il deputato Pd Piero Fassino. Infine, il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci: «Io sono orgoglioso e fiero di quel voto. Del voto degli operai, degli agricoltori, dei muratori, dei pescatori, degli artigiani, degli autotrasportatori. Di chi si alza presto la mattina sapendo che una dura e faticosa giornata lo aspetta. Di chi lavora con le proprie mani, magari sporcandosele. Di chi rientra a casa e puzza di sudore. Di chi produce, rischia, costruisce e manda avanti questa Nazione».
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Per il Pd gli ignoranti votano a dx










