Ci sono occasioni che arrivano in punta di piedi e altre che spalancano le porte del mondo. Per la venticinquenne Anastasia Zarbo quella porta si chiama "Monster: La storia di Lizzie Borden", in uscita il 17 settembre. La serie di Ryan Murphy e Ian Brennan, uno dei titoli più cliccati del catalogo Netflix, l'ha portata, nel ruolo di un killer, dentro una produzione internazionale e, soprattutto, in un format che trasforma la cronaca più oscura in materia cinematografica. Da Rovigo a Milano, a una produzione internazionale. Ma come dice papà Francesco, «Anastasia è del tutto veneta nel suo approccio al lavoro: è tosta, grintosa, caparbia e sempre attiva; si prepara, studia, approfondisce e dà sempre il massimo».

Anastasia, allora, come è arrivata a un traguardo così importante? «È stato il mio primo provino; l'ho tentato a pochi giorni dalla conclusione del mio percorso formativo al Centro sperimentale di cinematografia a Milano e sono stata subito ingaggiata. Mi sembra ancora incredibile aver collaborato qui in Italia con giganti di Hollywood così importanti in una produzione che avrà diffusione mondiale: basti pensare che tra loro c'è Michael Bauman, che ha ricevuto la candidatura all'Oscar mentre lavoravamo insieme. La storia, la quarta stagione della serie, tratta per la prima volta di una serial killer donna americana». Qual è stato il suo percorso? «Sono nata a Padova e cresciuta fino ai 14 anni a Rovigo; dopo il liceo ho scelto l'Accademia di Brera a Milano, dove mi sono cimentata per la prima volta con la macchina da presa. Ho infatti scritto e interpretato un cortometraggio su Carlo Levi, intitolato "Le parole sono pietre", attualmente inserito in parecchi festival e che vuole raccontare la mia idea di cinema come osservazione, sensibilità, costruzione di uno sguardo personale. Sono da sempre interessata all'arte, alla creatività e sono tanto impegnata a coltivare tante passioni, perché per me è tutto connesso. Mi piace anche cantare e suonare. Nel frattempo ho lavorato come modella: è stata prestigiosa l'uscita su Vogue, mentre il contratto più importante è stato quello dello scorso anno con la Nike. Mi sono divertita tanto a ricevere da tutto il mondo le foto di amici in posa vicino ai cartelloni con il mio volto!». Chi l'ha ispirata di più? «Nel mio percorso scolastico devo molto ai docenti che più di tutti mi hanno aiutata a crescere professionalmente a Milano: sono Sara Cosso e Tommaso Bernabei. Il mio massimo ideale nel cinema, direi irraggiungibile, è Maryl Streep: mi dà ispirazione da sempre, ha un istinto naturale per le scene, è perfetta in ogni contesto e ha un talento enorme. Tra i miei modelli c'è anche Vicky Krieps, con cui di recente ho lavorato: è una donna straordinaria e mi ha insegnato tantissimo. Devo dire che l'esperienza in Monster è stata una grande scuola, un'occasione unica: ho trascorso molto tempo a fare domande a tutti quelli che ho incontrato, perché da ognuno di loro c'era da imparare tanto». E quali sono i sogni di Anastasia? «Sto vivendo dentro al mio sogno più grande e vorrei non svegliarmi. Dopo l'esperienza hollywoodiana ho deciso la mia strada e quindi sono alle prese con altri casting. Se potessi scegliere resterei a fare l'attrice nella mia nazione, dedicandomi ai film italiani. Nel frattempo continuo a studiare, a dedicarmi alla musica, allo sport, al disegno e alla moda».