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Stefano Bonaccini ritiene che mezzo Paese, ovvero quello che, alle ultime politiche, ha scelto quest’esecutivo, sia poco edotto. L’ex governatore, in una video-intervista rilasciata a Nicola Seppone di Igv, poi diventata virale, evidenzia come il consenso «alla Le Pen, quello in Italia a Meloni, prima a Salvini e ora forse a Vannacci» veda in maniera maggioritaria «chi ha poco studiato, chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città, chi sta peggio economicamente». Uno scivolone che non passa inosservato all’opinione pubblica e, in modo particolare, a chi è il volto di quella maggioranza ritenuta poco “istruita”.
«In un’illuminata lezione – scrive in un post la premier, Giorgia Meloni – il presidente del Pd – ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L’abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare». La prima donna di Palazzo Chigi consiglia, dunque, al dirigente di prendere in considerazione un’ipotesi più semplice: coloro che vengono attaccati senza motivo, «indipendentemente dalle scuole che hanno frequentato, hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra». Hanno visto, a suo dire, «città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate e lezioni di morale impartite da chi pretende di spiegare agli altri come devono vivere e pensare». Ecco perché i nostri concittadini preferiscono chi non gli chieda «quanti titoli di studio abbiano prima di ascoltarli». Alla base ci sarebbe esclusivamente il “rispetto”, tema su cui certi progressisti, «nonostante le molte sconfitte», non avrebbero «ancora studiato abbastanza».










