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Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato, senza dare molti dettagli, un accordo che porterà gli Stati Uniti a gestire direttamente circa un quinto delle riserve petrolifere del Venezuela, ossia 65 miliardi di barili sui 303 miliardi totali. Gli Stati Uniti vendono già il petrolio all’estero per conto del regime, su cui hanno enorme influenza da quando a gennaio del 2026 hanno catturato l’ex presidente Nicolás Maduro, mettendo al suo posto Delcy Rodríguez.

Rodríguez ha confermato l’accordo – che deve ancora essere firmato, cosa che probabilmente avverrà la settimana prossima – dando qualche informazione in più e soprattutto cercando di presentarlo come vantaggioso anche per il Venezuela. Ha detto che gli Stati Uniti gestiranno 17 giacimenti e che l’operazione dovrebbe garantire 100 miliardi di dollari di investimenti e 209 miliardi di dollari in tasse allo stato, che ne ha grosso bisogno per ristrutturare i suoi giganteschi debiti e per finanziare la ricostruzione dopo il devastante doppio terremoto di fine giugno.

Trump ne ha enfatizzato le possibili ricadute interne negli Stati Uniti, ossia una riduzione del prezzo dei carburanti, a cui tiene in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Aldilà della retorica di Trump, che ha parlato del «più grande accordo nella storia del mondo», la gestione di 65 miliardi di barili vale il secondo posto per possesso di risorse dopo la compagnia petrolifera statale saudita Saudi Aramco.