Con l’82 per cento dei depositi di gas già riempiti in vista dell’inverno, l’Italia è il paese più previdente tra le grandi economie europee. Al 27 agosto la media europea sfiorava il 64 per cento, il minimo in questo periodo da cinque anni; la Germania, per esempio, ha riempito appena il 51,6 per cento. Le scorte alte però non basteranno a mettere le bollette al riparo dai rincari. Oltre alla crisi in Medio oriente si sono aggiunti i guasti agli impianti norvegesi di estrazione e le forti ondate di siccità, che hanno ridotto la produzione idroelettrica e nucleare facendo ricadere sul gas una parte maggiore della generazione elettrica. Così, secondo Oxford Economics, per l’Europa il prossimo inverno sarà il più difficile dal punto di vista energetico dal 2021-22.Per quest’anno si stima un prezzo medio invernale vicino ai 60 euro/MWh, contro i circa 35 euro dello scoso anno. E l’Italia è il paese più esposto del continente a un’ulteriore impennata dei prezzi, per due principali ragioni. In primo luogo, da noi è il gas a fissare il prezzo marginale dell’energia e pesa sulla spesa delle famiglie italiane più che in qualsiasi altro paese dell’area euro: circa il 3 per cento nel paniere dei prezzi al consumo, il doppio rispetto alla media dell’Eurozona. In secondo luogo, da noi (come anche in Francia e Spagna) il rincaro si scarica in bolletta molto più velocemente (nel giro di pochi mesi) che in altri paesi come la Germania e l’Austria, dove quasi tutti i contratti bloccano il prezzo per uno o due anni. Lo scenario è comunque meno grave di quello del 2022. L’Europa ha rimpiazzato molte delle vecchie forniture con nuova offerta di Gnl, soprattutto dagli Stati Uniti, e i consumi sono diminuiti del 15-20 per cento rispetto a cinque anni fa. Ma appena grandi paesi come la Germania si metteranno a riempire gli stoccaggi entreranno in un mercato già teso. E se il freddo facesse aumentare la domanda di gas, a risentirne sarà il prezzo pagato da tutta l’Europa. Non resta che sperare in un inverno mite.