Viareggio, 29 agosto 2026 – All’ora in cui la luce del mattino comincia a piegare le ombre lungo la Darsena, il mare ha deciso di bussare alla porta delle nostre rive con un gesto improvviso e solenne. Erano circa le 10:15, ieri, quando un delfino tursiope ha attraversato la bocca del porto di Viareggio. Sfilando curioso tra il Muraglione e il Molo, si è spinto ben oltre il confine che la città impone alla natura, scivolando placido nel cuore del bacino, tra le banchine e le chiglie delle imbarcazioni a riposo.
L’avvistamento dal catamarano
Ad accorgersi per primo di quell’ombra ricca di vita è stato il biologo marino Silvio Nuti, a bordo del catamarano Elianto. L’imbarcazione era impegnata in una delle uscite del progetto Onda, con l’associazione GVS di Barga, realizzato dalla Fondazione per la Coesione Sociale; un’iniziativa pensata per spalancare le porte del mare e della navigazione ai ragazzi e alle persone con disabilità. Niente barriere, solo la grazia di un animale libero e la meraviglia negli occhi di chi, quel mare, lo stava vivendo come una terapia e una conquista.
Ciò che era nato come un inseguimento di caccia per il cetaceo, attratto dal pesce che si rifugia nelle acque del porto, si è trasformato negli occhi dell’equipaggio, dei marinai, dei pescatori e dei primi bagnanti, in un incanto puro: per venti lunghissimi minuti il tursiope ha ricamato cerchi nell’acqua quieta, scortato a distanza di sicurezza dallo sguardo attento dei ricercatori del Centro Cetus, prima di girare la coda e riprendere con eleganza la via del largo. Ma oltre la cronaca, questo incontro porta con sé un significato più profondo, quasi sacro. [Il delfino al porto di Viareggio (atex.dam.standard.Video - p.DamVideo)]La grazia inattesa







