Dopo un’applaudita presentazione a Locarno nella Selezione Ufficiale – Fuori Concorso della 79ª edizione del Film Festival, il documentario “Marco Bellocchio – La porta della realtà”, diretto da Fabio Lovino, prodotto da Loft Produzioni e Reggatta Production e distribuito da Lucky Red, è arrivato nelle sale italiane con una proiezione speciale al Cinema Quattro Fontane di Roma. Presenti alla prima il fotografo e regista del documentario, insieme a Bellocchio, la figlia Elena, la montatrice Francesca Calvelli, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Lanci. Una serata che sarà replicata sabato 29 agosto, al cinema Giulio Cesare, sempre nella Capitale, alle ore 20.45, dove a salutare il pubblico ci saranno l’attore Fabrizio Gifuni e lo stesso Lovino.
“Ho lavorato con Marco per più di vent’anni e a un certo punto mi sono detto: ‘Possibile che non ci sia nessuno che abbia mai raccontato Bellocchio?’. Quindi con estremo pudore e premura l’ho proposto a Marco. Stavamo per partire per cinque mesi per il suo film Il Traditore, così tra Brasile, Germania, Sicilia, Roma, poi abbiamo scelto con lui le persone che aveva piacere che facessero parte di questo film”, ha spiegato Lovino al Fattoquotidiano.it, raccontando la genesi del documentario. “Quando l’ho poi mandato per la prima volta a Marco lui mi ha detto : “Ti voglio ringraziare per questa cosa. Ma non è che la tieni in un cassetto adesso vero? Perché erano anni effettivamente che mi ripeteva ‘Quando lo vediamo, quando lo vediamo?’ Perché in effetti non è stato facile il percorso per arrivare fino a qua, il film è durato quasi sei anni, produttivamente c’è voluto un po’. Ma è una necessità, perché permette alle persone di aprirsi nel loro racconto”, ha continuato il fotografo di scena e regista. Attraverso immagini e testimonianze inedite, il documentario mostra per la prima volta Marco Bellocchio al lavoro sul set e racconta il suo approccio quotidiano alla regia. Il regista Marco Tullio Giordana racconta di Bellocchio come “non si rassegna ad essere un venerato Maestro. È sempre la promessa, il debuttante giovanissimo e favoloso”. Parole che il cineasta commenta ai microfoni de ilFattoquotidiano.it: “A me piace sempre questo lavoro, la fatica, anche l’incertezza, la ricerca, nonostante sia appunto in un’età decisamente pensionabile”, ironizza. E ancora: “È un po’ quel principio di non vivere sul passato, ma cercare sempre di rapportarsi a un presente, che non è che sia irriconoscibile, ma certamente quasi pauroso. Quello che faccio, quello che cerco va in questa direzione. Non sono un filosofo, né un pensatore: questo linguaggio è quello che credo mi permetta di approfondire il più possibile, di cercare di scoprire qualcosa in più sulla realtà tragica che ci circonda“.







