Un serpente lungo circa un metro, vivo, abbandonato in mezzo alla carreggiata. Non in Florida o in qualche angolo del Nord America, ma nell’agro di Santa Maria la Carità, a pochi chilometri da Castellammare di Stabia.
A imbattersi nell’ospite inatteso è stato un automobilista: poco dopo sono intervenuti i Vigili del Fuoco e quindi i Carabinieri del Nucleo CITES di Napoli, specializzati nella tutela delle specie protette e nel controllo del commercio di animali selvatici. Il rettile è stato identificato come Pantherophis guttatus, il serpente del grano, specie originaria del Nord America, molto diffusa tra gli appassionati di terraristica ma completamente estranea alla fauna locale.
L’esemplare era privo di microchip o altri sistemi identificativi: è stato sequestrato e affidato a una struttura specializzata, mentre sono in corso gli accertamenti per provare a risalire al proprietario e alle responsabilità dell’abbandono. L’episodio non è isolato. Soltanto una settimana fa, a Castel Volturno, le guardie zoofile dell’Enpa impegnate nel monitoraggio dei nidi di Caretta caretta avevano trovato dentro un sacchetto un pitone reale, poi recuperato dallo stesso Nucleo CITES. Due serpenti esotici abbandonati in pochi giorni e un problema che va ben oltre l’effetto sorpresa. Rettili presumibilmente acquistati sull’onda della curiosità possono richiedere teche riscaldate, controllo di temperatura e umidità, alimentazione e competenze specifiche. Quando l’animale cresce o la gestione diventa impegnativa, qualcuno sceglie la scorciatoia peggiore: liberarsene. Con conseguenze potenzialmente gravi per l’animale, per la sicurezza e per gli ecosistemi.








