Con il record di film biografico che ha segnato il maggiore incasso mai registrato nella storia del cinema, “Michael” ha fatto discutere di sé ben prima dell’impressionante debutto al box office. Azzardando un’impresa delicatissima che vede al centro la figura complessa di Michael Jackson - quello che, ancora oggi, viene unanimemente considerato il Re del Pop - il titolo ha catalizzato l’attenzione mediatica non soltanto per il coinvolgimento di veterani della categoria come Graham King e di un regista del calibro di Antoine Fuqua, ma soprattutto per le lunghe e tortuose fasi di sviluppo che hanno preceduto l’uscita, in buona parte dovute ai problemi di natura legale relativi al passato burrascoso dell’artista.

Con protagonista Jaafar Jackson, nipote della star musicale che, per l’occasione, ha segnato il suo esordio davanti alla cinepresa, “Michael”, dopo aver stabilito la migliore apertura di sempre per un biopic musicale, è riuscito a superare, a ridosso dell’uscita, i numeri di un colosso come “Oppenheimer” di Christopher Nolan. Un traguardo che l’ha portato a raggiungere, nel mese di luglio, oltre un miliardo di dollari a livello globale, come confermano Variety e Deadline.

Concentrandosi sui primi anni della carriera di Jackson, il film arriva fino alle fasi di consolidamento del percorso artistico, chiudendosi con il successo del Bad World Tour, il primo tour mondiale intrapreso come solista. La scelta di circoscrivere i conflitti personali unicamente alle dinamiche familiari, in particolare al rapporto con il padre Joseph, non ha convinto gran parte della critica specializzata, che, tacciando il film di scarso coraggio e di un taglio troppo agiografico, ha segnalato in particolare i mancati riferimenti alle accuse di abusi sessuali su minori che hanno perseguitato la star fino al decesso.