In calo rispetto al mese precedente, in crescita su base annua ma solo per l’effetto-prezzi.

Sono dati misti quelli in arrivo dall’Istat sul fatturato dell’industria a giugno, con un calo di un punto rispetto a maggio, frenata visibile sia a valore che a volume. Su base annua c’è invece un progresso del 3,1%, anche se i volumi si contraggono di quasi un punto. Situazione analoga nella media del primo semestre, con i valori dei ricavi a crescere del 2,6% e i volumi quasi fermi a +0,1%.

Nel primo semestre si conferma così in media la situazione di stasi per l’industria, che in termini di produzione tra gennaio e giugno vede un progresso limitato allo 0,5%, media limitata principalmente dal settore moda e dalla chimica, mentre il rimbalzo dell’auto è l’elemento di spinta principale.

Luci e ombre anche sull’export. Perché se è vero che nei primi sei mesi, a dispetto di un quadro internazionale non facile, le nostre vendite oltreconfine lievitano del 4,5%, una parte rilevante di questa crescita (sette miliardi aggiuntivi, la metà del progresso complessivo in valore assoluto del made in Italy) è legata alla vendita di oro in lingotti verso la Svizzera mentre più di un settore chiude il semestre in calo (moda, carta, mobili) o sui livelli dell’anno precedente (macchinari).