MONTAGNANA (PADOVA) - Un giovane di 24 anni è morto ieri sera in uno scontro frontale avvenuto in via Saoncella, a Montagnana. La vittima è Niccolò Camon, impiegato e calciatore dilettante del posto: intorno alle 18.30 la sua Lancia Y10 si è schiantata contro una Renault Megane guidata da un 54enne, rimasto ferito in modo lieve. Per il ragazzo, invece, non c'è stato nulla da fare: le lesioni riportate nello schianto si sono rivelate troppo gravi.

LA RICOSTRUZIONE La dinamica è al vaglio degli inquirenti. Stando a una prima ricostruzione, le due vetture procedevano in direzioni opposte quando, per ragioni ancora da chiarire, si è verificata la collisione. L'urto è stato violentissimo: ad avere la peggio è stato il conducente dell'utilitaria, che dopo l'impatto si sarebbe ribaltata, terminando la propria corsa a poca distanza dal punto dello scontro. Nessun altro mezzo sarebbe rimasto coinvolto. I soccorsi sono stati immediati. In via Saoncella sono arrivati i sanitari del Suem 118 con l'ambulanza e, vista la gravità della situazione, si è alzato in volo anche l'elisoccorso. Il personale medico ha tentato a lungo di rianimare il giovane, ma ogni sforzo è stato vano e non è rimasto che constatarne il decesso.Il conducente della Megane, che ha riportato lievi traumi, è stato preso in cura dai soccorritori. I vigili del fuoco del distaccamento di Este sono rimasti impegnati a lungo per mettere in sicurezza i veicoli e l'area circostante, mentre i carabinieri della compagnia di Este hanno eseguito i rilievi, protrattisi fino a tarda sera. Gli accertamenti dovranno ricostruire con esattezza la sequenza dei fatti: al momento nessuna ipotesi è esclusa e sarà il lavoro dei militari a chiarire eventuali invasioni di corsia o altre cause. Dell'accaduto è stato informato il pubblico ministero di turno della Procura di Rovigo, che ha concesso il nulla osta alla rimozione della salma. IL DOLORE La notizia ha lasciato incredula Borgo San Marco, la frazione dove Camon viveva con la famiglia. "Nico", come lo chiamavano gli amici, si era laureato in Comunicazione all'Università di Ferrara e lavorava come impiegato in un ufficio di Vicenza. «Un gran bravo ragazzo, così me lo hanno descritto. Non oso pensare al dolore dei famigliari», sono le parole del sindaco Gian Paolo Lovato. Il calcio era la sua grande passione, coltivata fin da bambino grazie al papà. Difensore centrale, mancino, era cresciuto nelle giovanili del Bevilacqua, con cui aveva esordito in prima squadra. Erano seguite le annate a Villa Bartolomea e al Real Minerbe, tra campionati vinti, una coppa e finali sfiorate, poi il passaggio al Castelbaldo e, con il mercato invernale, al Bonavigo. Chi lo aveva presentato ai tifosi nei profili social delle squadre lo aveva definito empatico, altruista e leale. Da quest'estate vestiva la maglia del Nuovo Ponso Ospedaletto, che lo aveva accolto a fine giugno: il primo campionato con i nuovi colori sarebbe cominciato a breve. Il presidente Andrea Cavallini lo aveva voluto fortemente: «Erano tre anni che lo cercavamo. Un ragazzo umile, educato e gentile, fortissimo in campo e corretto fuori, un vero trascinatore».Lo spogliatoio è sotto shock. «Era un ragazzo buonissimo, in campo ci metteva sempre grinta. Anche fuori era speciale, tranquillissimo - racconta un compagno di squadra -. Mi dà grande dolore pensare che martedì ero lì ad allenarmi con lui e l'ho visto per l'ultima volta mentre andava a cambiarsi». Questa sera la società si riunirà per decidere se scendere in campo domenica. «Per rispetto della famiglia, adesso come adesso, direi di no - conclude Cavallini -. Vedremo se i ragazzi se la sentiranno di onorare Nico giocando».