L’ultima operazione della Premier League è per Honest Ahanor. È arrivata a sorpresa, per la verità, ma quando il Chelsea e i suoi soldi chiamano, è davvero difficile dire di no. Così, dopo Marco Palestra, l’Atalanta porta a casa un’altra mega operazione proprio con il club di Londra: il difensore italiano sarà un altro giovane talento a lasciare l’Italia con destinazione Inghilterra per una cifra di molto superiore a 40 milioni di euro, soldi che permetteranno al ds Giuntoli di investire sull’esterno offensivo (Rowe) che Sarri chiede da tempo. Ma non è questo il punto. E non lo è nemmeno troppo quella sulla dispersione del talento. Quanto incide la Premier sul nostro campionato?
La risposta si può anticipare subito: tantissimo. E non lo fa per il numero di acquisti che ogni anno mette a segno dall’Italia. Ma per quanto li paga. Al netto di Ahanor, in Inghilterra, tenendo conto della sola Premier, se ne sono andati in quattro: Palestra, appunto, oltre a Suzuki e Muharemovic a titolo definitivo, a cui si aggiunge il prestito di Di Gregorio. Valore totale? 125 milioni di euro. Con gli oltre 40 di Ahanor, i conti sono presto fatti. E sono indicativi di quanto pesi la Premier sui nostri bilanci. Perché se si guarda all’anno scorso e si confronta il tutto con le spese che la Serie A ha effettuato all’interno, cioè verso altre squadre di Serie A, la Premier è arrivata a sfondare abbondantemente la quota dei 300 milioni, contro i circa 450 spesi dall’Italia verso l’Italia. Di fatto, un gap non così ampio, a differenza del numero dei giocatori acquistati: in Italia le operazioni sono state quattro volte tanto. Ciò dimostra che la Premier nel nostro campionato spende tanto per acquistare poco. Ed è un termometro fondamentale per capire lo stato di salute del nostro campionato.











