Un pesante cyberattacco ha colpito il Manchester Airports Group, che gestisce gli scali di Manchester, Londra Stansted e East Midlands. L’intrusione è avvenuta lo scorso weekend, ma è stata resa nota solo oggi. Sottratti i dati legati ai servizi aeroportuali di circa 8,7 milioni di persone: email, numeri di telefono, targhe e indirizzi. Il gruppo ha precisato che l’attacco, condotto da “una terza parte non autorizzata”, non ha avuto ripercussioni su voli e sicurezza operativa: nessuna interruzione, attività regolari.

L’episodio si aggiunge a una lunga lista di violazioni che negli ultimi anni hanno colpito il Regno Unito, dal settore privato (Jaguar Land Rover, Marks & Spencer, Harrods, Co-op) alle istituzioni pubbliche come la British Library, spesso con richieste di riscatto.

“Questi dati sono stati rubati per un solo motivo, per essere rivenduti”, commenta all’Adnkronos Ranieri Razzante, docente universitario ed esperto di cybercrime. “Quindi, a pacchetti verranno messi nel dark web. E il guadagno è duplice, considerando anche la possibilità che venga pagato un riscatto. Quanto alla matrice, laddove non fosse economica, potremmo pensare a un attacco politico, in continuità con quello recente agli impianti di energia elettrica da parte di un gruppo iraniano“. Londra “si è schierata in primo piano nella guerra alla Russia contro Putin e quindi si potrebbe trattare anche di hacker russi”, ipotizza l’esperto. “La guerra è cambiata, lo sappiamo bene, è una guerra ibrida. Sorrido quando sento di paure derivanti da un possibile attacco cinetico da parte della Russia all’Europa. Ma la Russia sta già attaccando l’Europa, così come lo sta facendo l’Iran: basta entrare nei nostri sistemi informatici, soprattutto delle infrastrutture critiche”.