ROMA – Le Nazioni Unite hanno chiesto al governo indiano di sospendere i lavori sull'isola di Gran Nicobar, nell'arcipelago delle Andamane e Nicobare: dicono no ad uno dei progetti di sviluppo più controversi dell'India, almeno fino a quando non sarà condotto uno studio indipendente e completo sull'impatto ambientale, economico, sociale, culturale e spirituale dell'iniziativa. A prendere posizione è stato stavolta il Comitato ONU per l'Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) avallando cosi la battaglia di Survival per tutelare i popoli incontattati.

Un progetto da 10 miliardi di dollari. Il piano, promosso dal governo di Nuova Delhi, prevede la costruzione di un mega-porto, una nuova città, un aeroporto internazionale, una centrale elettrica e un parco industriale, con l'insediamento di fino a 650.000 nuovi coloni sull'isola. Un investimento colossale, che i critici paragonano alla creazione di una "Hong Kong indiana" nell'Oceano Indiano.

A rischio gli Shompen. Ad abitare l'isola sono però da secoli gli Shompen, un popolo indigeno che vive in gran parte isolato dal resto del mondo. Secondo il profilo dedicato agli Shompen di Survival International, si tratta di cacciatori-raccoglitori nomadi che da millenni proteggono le foreste pluviali di Gran Nicobar, dove vivono specie animali e vegetali che non si trovano in nessun altro luogo della Terra. Accanto a loro, l'isola ospita anche i Nicobaresi, popolo indigeno contattato ma ugualmente vulnerabile agli effetti del progetto (approfondimento sul popolo Nicobarese).