È morto Ratko Mladic, comandante militare dei serbo-bosniaci durante la guerra nella ex Jugoslavia, condannato per genocidio dalla Corte penale internazionale. Aveva 84 anni. Il decesso è avvenuto nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all'Aia, secondo quanto riportato giovedì da Informer TV.

Nato a Božanovići, un villaggio nei pressi di Kalinovik, oggi Bosnia ma all'epoca Croazia, il padre, partigiano comunista, fu ucciso dagli Ustasha nel 1945. resciuto nella Jugoslavia socialista guidata da Tito, Mladić intraprese da giovanissimo la carriera militare, iscrivendosi all'Accademia Militare dell'Esercito Popolare Jugoslavo (JNA) a Belgrado, diplomandosi a pieni voti.

Con l'inizio del dissolvimento della Jugoslavia nei primi anni '90, Mladić venne inviato a Knin per comandare il 9° Corpo della JNA durante le prime fasi del conflitto in Croazia. Con il suo stile di comando aggressivo e inflessibile, fece rapidamente ascesa tra le file dei nazionalisti serbi. Nel maggio 1992, in seguito all'escalation della guerra in Bosnia ed Erzegovina, l'assemblea dei serbi di Bosnia proclamò la nascita dell'Esercito della Republika Srpska e nominò Mladić comandante dello Stato Maggiore Generale. Da quel momento, diventò il braccio operativo militare di Radovan Karadžić, leader politico dei serbi bosniaci.