Le date della fase di campionato Giornata 1: 8-10 settembre 2026Giornata 2: 13/14 ottobre 2026Giornata 3: 20/21 ottobre 2026Giornata 4: 3/4 novembre 2026Giornata 5: 24/25 novembre 2026Giornata 6: 8/9 dicembre 2026Giornata 7: 19/20 gennaio 2027Giornata 8: 27 gennaio 2027

Le urne per la fase a gironi

Un format che funziona per il torneo più bello e invidiato(Paolo Condò) Tre delle ultime quattro Champions League sono state vinte dai potentati del Golfo: il Paris St. Germain di proprietà Qatar nel ’25 e ’26 e, prima, il Manchester City emanazione di Abu Dhabi nel ’23. Fra loro, l’eternità del Real Madrid ha battuto un altro colpo nel ’24, il 15° di una serie iniziata con la prima Coppa dei Campioni (1956). Nel frattempo il torneo è diventato Champions League ufficialmente nel 1992 ma de facto l’anno prima, quando la formula a eliminazione diretta totale venne emendata da una fase a gironi.Se quindi datiamo il cambiamento al ’91, come in realtà fu, la 72ª edizione — in partenza oggi col sorteggio della prima fase — segna l’aggancio della modernità alla tradizione: 36-36. Al Real degli anni 50, quello che vinse in serie le prime cinque coppe, bastavano 7 gare per festeggiare: il Psg campione in carica ne ha dovute giocare 17. Questo vuol dire soldi a palate, perché il format funziona e non c’è altro calcio al mondo che possa esprimere lo stesso livello tecnico-spettacolare; ma vuol dire anche guerra tra Uefa e Fifa, perché ogni progetto di espansione di Infantino (il Mondiale biennale, quello per club versione maxi, e il Guardian ha di recente ripreso i vecchi sospetti su una sorta di «patrocinio» della Superlega abortita) lede gli interessi di Ceferin, imperniati sul torneo più bello e invidiato del mondo.Che invece convive con la Premier, che è persino più ricca (in realtà il valore-partita è analogo, considerando che il campionato inglese ne gioca 380 e la Champions 189, la metà) ma le cui corazzate necessitano dei due forni per ammortizzare una spesa che appare fuori controllo — quest’anno i vari Anderson, Savinho e Rogers sono stati pagati il doppio del loro valore — mentre in realtà risponde all’esigenza di mantenere elevato il biglietto d’ingresso. Non a caso il più recente iscritto al club è Jeff Bezos, patron di Amazon e terzo uomo più ricco del mondo, che assieme ad alcuni amici (nemmeno loro bisognosi) ha rilevato il 30 per cento del Liverpool. Emiri e sceicchi troveranno pane per i loro denti. Se le guerre del football vi sono venute a noia — di Billions abbiamo amato le prime stagioni, poi diventò ripetitivo — il copione della Champions contiene talmente tante storie da reggere comodamente i nove mesi che vanno da oggi alla finale. Florentino Perez richiama Mourinho al Real perché i fenomeni affastellati sono troppi — pure Diomandé a 135 milioni, mah — e non li puoi organizzare, solo comandare (e in questo nessuno vale José). Il Barcellona flirta con l’abisso debitorio ma intanto piazza Rodri al centro del villaggio, ottima guida per Yamal. E poi Luis Enrique che cerca al Psg il terzo titolo consecutivo con un georgiano, Kvara, candidato al Pallone d’oro pur non avendo giocato il Mondiale. Il Bayern del tridente meraviglioso Olise-Kane-Diaz. L’Arsenal che forse è il vero favorito dopo aver rotto il ghiaccio con la Premier. Ma anche Valdas Dambrauskas, il tecnico lituano del Sabah azero — nulla insegna la geografia europea meglio della Champions — che ha studiato calcio in Inghilterra grazie ai soldi vinti a «Chi vuol esser milionario?». O Davide Ancelotti che avvia al Lille la sua carriera europea da «primo», dopo aver fatto da secondo a cotanto padre. O magari un quartetto italiano che in qualche modo pare ben assortito: l’Inter che è forte, il Napoli che ha aggiunto il tocco europeo di Allegri, la Roma della filastrocca «da Dybala a Malen», il Como che ha in panchina il futuro tecnico di Barcellona e/o Arsenal. Avanti, forse c’è posto.