Sulla banchina del porto di Bari, la mattina del 9 giugno 2026, ai militari della Guardia di finanza si è presentata una scena da cronaca di frontiera che, a uno sguardo più attento, rivela un intrigo dagli echi geopolitici.

Dalla motonave Superfast II, proveniente da Patrasso, è sbarcato un furgone con targa francese. Al volante, Régis Claude Albert Normand, 46 anni, cittadino d’Oltralpe. Nel vano posteriore, cinque capienti contenitori logistici progettati per alloggiare sistemi d’arma anticarro: uno completamente vuoto, un secondo con un missile inerte da addestramento e, negli altri tre, ordigni Akeron perfettamente funzionanti e pronti all’impiego. Da quel momento, un controllo doganale di routine si è trasformato in un caso internazionale.

Il dettaglio più sconcertante è emerso dalla marcatura esterna dei tubi contenenti i missili. In base alle procedure standard della NATO, strisce blu sui contenitori indicano materiale privo di carica esplosiva o propellente, destinato a scopi didattici e addestrativi. La perizia tecnica disposta dall’autorità militare italiana ha però accertato che quelle bande non erano state verniciate in origine: si trattava di nastro adesivo azzurro, facilmente rimovibile. Eliminato lo strato gommato, sono riapparse le colorazioni autentiche, giallo e nero, che contraddistinguono munizionamento reale ad alto potenziale. Un camuffamento, dunque, idoneo a eludere i controlli doganali, facendo passare armi operative per innocui simulatori.