Chi aveva un colloquio fissato in un’ambasciata o in un consolato americano, ovunque nel mondo, ha ricevuto negli ultimi giorni la stessa email: appuntamento rinviato, per la nuova data ci saranno future comunicazioni. Il dipartimento di Stato Usa ha sospeso le domande di visto per immigrati in tutto il mondo, per consentire quella che definisce “una formazione approfondita” dei funzionati consolari. L’obiettivo dichiarato è individuare in anticipo chi potrebbe finire per dipendere dal welfare americano.“Una maggiore prosperità per l’America significa assicurarsi che i richiedenti visto non rischino di diventare un onere per lo Stato, come definito dalla legge statunitense, e non rischino di dipendere dalle prestazioni sociali riservate agli americani in condizioni di bisogno”, ha spiegato un portavoce del dipartimento al Financial Times, che ha pubblicato l’indiscrezione. La stessa fonte ha aggiunto che l’iniziativa “garantirà che tutti i funzionari consolari siano pienamente preparati a valutare ogni richiedente in modo completo e uniforme”, senza però indicare quando le procedure riprenderanno: “Per consentire questa formazione approfondita, gli appuntamenti per i servizi che riguardano i visti saranno modificati”.Non accade di certo in un momento casuale. Pochi giorni fa, la giudice federale Jeannette Vargas aveva bocciato il divieto che Trump aveva imposto a gennaio sulle domande provenienti da 75 Paesi, in gran parte poveri, ritenuti a rischio di produrre immigrati bisognosi di assistenza pubblica: secondo la sentenza, quella misura scavalcava il potere discrezionale che il Congresso ha attribuito agli uffici consolari in materia di visti. Vargas ha annullato la policy e ogni rifiuto di visto basato su di essa, per poi dare alle due parti tempo fino all’11 settembre per proporre una soluzione sul resto del contenzioso.Nel frattempo, secondo Brian Simmons, responsabile senior dell'area consolare dello studio legale sull'immigrazione Fragomen - che si trova a Washington -, molti dei richiedenti coinvolti “avevano già speso migliaia di dollari e stravolto le proprie vite per presentarsi ai colloqui programmati, solo per vedersi cancellare l’appuntamento all’ultimo momento”. Dall’anno scorso, chi richiede un visto da immigrato deve peraltro presentare domanda nel proprio Paese di cittadinanza, anche se vive e lavora regolarmente negli Stati Uniti, magari da persona sposata con un cittadino americano o con figli nati lì.Come già raccontato nelle scorse ore, il dipartimento di Stato starebbe costruendo una stretta più ampia pezzo dopo pezzo. L’amministrazione è pronta infatti a revocare circa 200 mila visti B1 e B2, ovvero quelli per affari e turismo, rilasciati tra il 2016 e il 2026 a persone che nel frattempo hanno richiesto asilo negli Stati Uniti: è la cancellazione più importante di visti nella storia americana. E intanto i tribunali federali continuano a rincorrere, uno dopo l’altro, i provvedimenti che la Casa Bianca mette in campo.