«Quando vivi in quel contesto, in quell’ambiente, non ti salva neanche Barnard, il chirurgo del primo trapianto di cuore». Amareggiato, ma non rassegnato, Antonio Mancinidetto “Accattone”, l’ex boss della Banda della Magliana, ha da poco saputo dell’arresto di sua figlia Nefertari, nata 32 anni fa dall’unione con Fabiola Moretti, la primula rossa della Banda. «Sono pronto ad aiutarla, ma è da un po’ che non la vedo – afferma l’Accattone -. Ero andato a trovarla quando era nato il terzo figlio. Gli avevano dato il mio nome, ma siccome Antonio è da burino, lo hanno inglesizzato in Anthony. Lei mi aveva cercato, io sono andato da lei, ci siamo fatti le foto insieme. Mi aveva assicurato che la musica era cambiata, che voleva cambiare vita. Invece siamo di nuovo a questo punto. Mi fa male».

Come ha saputo dell’arresto di Nefertari?

«Sono usciti gli articoli, non è che ci siano tante persone che si chiamano così, e mi sono subito arrivati i messaggi. Mi dispiace da morire. Lei pensa che questa sia la vita. I gioielli, gli orologi, il lusso. Sono tutte cose che a me non interessano. E lo dico avendo avuto tutto, anche la Ferrari. Ho avuto tutto, ma non mi interessa più questa vita “champagne”. Ma io non sono arrabbiato con lei, nemmeno con la madre Fabiola Moretti. Sono arrabbiato con i magistrati che le diedero la bambina dopo che l’aveva rapita da una struttura a Viterbo e portata in Argentina. Ancora ricordo le lacrime del mio avvocato che implorava il tribunale dei minori. Invece non siamo stati ascoltati. Nefertari non doveva essere data a Fabiola. C’è stato poi un disinteresse generale degli assistenti sociali».