TRENTO. Il caporalato esiste anche in Trentino e non riguarda soltanto i campi. Il fenomeno dello sfruttamento e dell'intermediazione illecita del lavoro interessa anche altri comparti e sta assumendo forme nuove, tra cui quella dello sfruttamento di lavoratori extracomunitari da parte di connazionali. A riconoscerlo è la stessa Provincia autonoma di Trento nella risposta dell'assessore allo Sviluppo economico e al lavoro Achille Spinelli all'interrogazione presentata dalla consigliera provinciale del Pd Lucia Maestri. Una fotografia accompagnata dai numeri dell'attività ispettiva: nel biennio tra il primo luglio 2024 e il 30 giugno 2026 le sanzioni amministrative nei settori dell'agricoltura, degli alberghi e dei pubblici esercizi hanno raggiunto complessivamente oltre 1,25 milioni di euro, ai quali si aggiungono le somme relative alle prescrizioni definite in via amministrativa.
La risposta di piazza Dante parte da un'affermazione netta: «Il caporalato è presente in Trentino, anche in settori diversi da quello agricolo». Negli ultimi anni il Servizio Lavoro ha svolto attività di vigilanza insieme alle forze dell'ordine, tra cui Guardia di Finanza e Carabinieri, partecipando inoltre ai gruppi interforze e alle campagne nazionali contro il caporalato. Il fenomeno, sottolinea la Provincia, è «in continua metamorfosi» e tra gli sviluppi individuati c'è proprio lo sfruttamento del lavoratore straniero da parte di persone della stessa nazionalità.






