Stop alle sanzioni automatiche comminate alle società quotate e ai relativi esponenti aziendali per violazioni formali o di impatto di scarso rilievo sulla stabilità del mercato. La riforma organica del sistema sanzionatorio del Testo unico della finanza (Tuf) ha infatti l’obiettivo della prevenzione, proporzionalità e riduzione del contenzioso, come stabilito dal decreto legislativo n. 128 del 25 giugno 2026 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 169 del 23 luglio 2026, in vigore il 7 agosto 2026) che ha peraltro introdotto il “patteggiamento amministrativo”, un meccanismo di definizione negoziata che consente di concordare con Consob o Banca d'Italia l'entità di sanzioni ridotte fino a un quinto rispetto al massimo edittale.

Il provvedimento è attuativo della delega contenuta nell’art. 19-bis della legge n. 21/2024 che punta a favorire l’applicazione di strumenti di definizione preventiva o alternativa dei procedimenti sanzionatori come il patteggiamento e l'applicazione retroattiva di sanzioni più favorevoli al trasgressore (che potranno essere concordate con Consob e Banca d'Italia).

In altri termini, il decreto di riforma introduce strumenti di definizione preventiva, sanzioni alternative e criteri di rilevanza per le violazioni, che per le società possono altrimenti arrivare come massimo edittale fino a 10 milioni di euro (o fino al 5% del fatturato totale annuo) e fino a 2 milioni di euro per i soggetti apicali della società responsabili della violazione.