Il nuovo record del mondo dei 100 metri si è concluso con un rovinoso schianto ad alta velocità contro un materasso e con un trasporto in barella, ma ha attirato comunque grande attenzione sui social network e non solo. Alla seconda edizione dei Giochi mondiali dei robot umanoidi che si sta tenendo in questi giorni a Pechino un robot cinese ha corso la distanza in 8,86 secondi: 0,72 secondi in meno rispetto al record di 9,58 stabilito da Usain Bolt ai Campionati mondiali di atletica di Berlino nel 2009.

Il record è stato presentato dagli organizzatori dei giochi come la dimostrazione della supremazia ingegneristica cinese, ma la fine della corsa ha offerto involontariamente una metafora molto efficace per descrivere lo stato attuale del settore. C’è infatti ancora un profondo divario tra la capacità atletica di questi robot e la loro utilità pratica nel mondo reale.

Per un robot umanoide percorrere velocemente una pista di atletica è molto più semplice che muoversi all’interno di una fabbrica o di un magazzino. La corsa avviene in un ambiente controllato dove ci sono poche variabili e le componenti meccaniche possono essere spinte al massimo, privilegiando la potenza sulla raffinatezza e la complessità dei movimenti. I robot umanoidi che servirebbero in fabbrica, per sostituire o affiancare il lavoro umano, non devono saper vincere uno sprint, ma essere precisi nei loro movimenti per raccogliere oggetti, manipolarli e svolgere compiti complessi. Capacità che questi robot ancora non possiedono pienamente.